pol!pot!pol!pot!

Ebbene,

sono tornata. Ho avuto per un po’ le mani e il viso abbronzati, un paio di scorticature e qualche puntura. Questo non ha impedito di dire a Madreh, quando mi ha vista, “Miranda si vede che è stata in vacanza! Tu hai sempre la solita faccia!”. La prima cosa che ho fatto appena tornata a casa, è stata rovesciare sei chili di balsamo e una maschera ricostituente sui capelli (anzi no, prima ho passato l’aspirapolvere ovunque perché le gatte avevano reinterpretato a modo loro il concetto di “bianco natal”). E poi ho dormito. E poi son tornata a lavoro. E adesso che mi è finito il mal di Sudest Asiatico, forse, posso finalmente parlare un po’ di questo benedetto viaggio, anche se non ho ancora scaricato le più di mille foto scattate con la reflex-perché-ccioè quindi userò quelle salvate sul cellulare. La cui qualità è probabilmente migliore di quella della mia reflex.

La Cambogia è un posto interessante. E come mi direbbe Captain Fantastic, interessante non vuol dire niente, bisogna articolare! E allora articoliamo. Siccome le cose da dire, da raccontare, da vedere sono veramente tante, facciamo così: racconto in ordine cronologico i posti che abbiamo visitato, le cose che abbiamo visto, il modo in cui ci siamo spostate. E in più, qua e là, ci piazzo un po’ di annotazioni random di cose stupide che sono successe a me e Miranda in viaggio. Insomma, un diario di viaggio. Le annotazioni generali e la sociologia spicciola non mi vengono bene, quindi se volete le conseguenze traetele da voi, eh?
Let’s go.

img_20170121_083408.jpg

Ore 04:00 a.m. di venerdì 20 gennaio. “Senti ma dormiamo? Un pochino? Non ce la faccio più” “No che sennò poi non ci svegliamo perdiamo il treno perdiamo l’aereo moriremo tutti” “dai ti prego ti giuro che mi sveglio, metto la sveglia alle 5,30, alle 6,45 siamo fuori casa”
“SVEGLIATI PORCA TROIA SONO LE SEI E MEZZO” “…” “…” “MA CHE CAZZO DICI”
Saltare giù dal letto, smadonnare, chiamare taxi, smadonnare, prendere taxi, smadonnare, lasciare spazzatura in casa, smadonnare, tornare su prendere portafogli, smadonnare, correre in stazione, smadonnare, saltare sul treno, respirare. Miranda per un’ora non mi ha rivolto parola.
Partite: ciao Milano, arriviamo. Volo su Thai Airways: si parte benissimo, ci ingozzano come tacchini ripieni di arachidi, vediamo un sacco di film, si dorme. Cambio a Bangkok, un’oretta e si arriva, la mattina del giorno dopo – quindi circa 30 ore di viaggio fuso compreso, partendo da Firenze -, nella ridente Phnom Penh, un tempo nota come la Parigi d’Oriente, ora forse come Le Vele del sudest asiatico.

img_20170121_141957.jpg
“Ci ingozzano come tacchini ripieni di arachidi”

Recuperati i bagagli e ottenuto il magico visto turistico alla modica cifra di trenta dolla (ebbene sì, ve lo dico già: si dice dolla), usciamo e scopriamo che l’hotel ci aveva mandato davvero, anche se non lo avevano mai confermato via mail, il pick up col taxi. Certo, avevano bellamente ignorato il nostro avviso riguardo al discorso bagagli – visto (mandatelo alle 10 anche se arriviamo alle 8 pls) e quindi questo povero cristo ci aspettava da ORE, però c’era. E ci ha allegramente immerse subito nella serena guida cambogiana portando il taxi contromano in tutto il parcheggio. Ah ma allora siamo a G’nosmarìn [raffinata località marittima sullo Ionio]! Dopo il tragitto Aeroporto – Phnom Penh centro, le strade cambogiane hanno smesso di farci paura. O quasi, perché anche anche la prima volta in tuktuk ha avuto dei momenti interessanti.

Il nostro amico Sokunthea
Il nostro amico Sokunthea

La guida dice che in Cambogia non si può guidare senza avere la patente cambogiana, e in effetti è facile spiegarsene la ragione: le strade hanno tutte due sensi di marcia, talvolta anche nella stessa corsia – cioè, aha, corsia, ma di che stiamo parlando. Le precedenze e gli gli incroci si gestiscono a gentili colpetti di clacson. Io mi immagino l’esame per la patente più o meno così.

Non so perché a parlar di Cambogia mi venga in mente il Re Leone visto che siamo da tutt’altra parte del mondo, però ha le immagini adatte. A questo proposito, posso con serenità dire che gli insetti non sono per un cazzo “slimy, yet satisfying”. Abbiamo assaggiato le tarantole, non senza una certa difficoltà. La sensazione dei peletti fritti delle zampette fritte in bocca non è carina. Che poi io pensavo le zampe fossero croccanti E INVECE NO. Insomma, per riuscire a intuire un sapore di carne bianca, bisogna passare attraverso i seguenti pensieri: sto per mangiare un ragno grande quanto il palmo della mia mano. Sto per mangiare un ragno nero e peloso e non so come lo devo infilare in bocca. Oddio le zampe sono molli. Dai apriamo questa bocca. Che schifo i peli. Ok si sente un sacco l’unto. E poi alla fine arriva un vago sapore di cibo, e a quel punto hai buttato giù tutto e stai bevendo giganti sorsate dalla noce di cocco giovane posata accanto a te (la noce di cocco è la tua migliore amica).

img_20170123_123936_01.jpg
Tutti i ragni

Col cavolo che ho assaggiato il resto delle bestioline, anche perché c’era un sacco di roba buonissima. Il cibo è una componente importantissima del viaggio. Mi ci sto dilungando ora più che altro perché a Phnom Penh non è che ci sia chissà cosa da fare o da vedere, è un casino immenso di case e negozi e macchine, macchine, macchine, smog, smog, smog con due tre isole felici che però sono anche le attrazioni principali della città. Andare da soli è pericoloso, quindi si vive chiusi nei tuktuk con gli zaini attaccati ai vestiti, e si guardano le cose un po’ da lontano. Noi abbiamo visto solo il palazzo reale e la Pagoda D’Argento, poi qualche tempietto qua e là, dove c’erano più che altro scene di vita quotidiana molto carine (soprattutto nel tempio visitato a sera, tra gatti galline e bambini che giocavano a schizzarsi mentre lavavano una statua del Buddha).
Vero anche che era proprio il nostro primissimo impatto, quindi magari questo effetto era amplificato dalla novità – io ho abbastanza detestato quella città e il suo casino, i mercati fitti di gente e di odori, le puzze, l’impossibilità di camminare. Mi stavo anche iniziando a disperare: e se è sempre così? In realtà poi c’erano anche cose belle, un sacco di monaci allo stato brado, cibo ovunque, il Mekong e la gita sul Mekong coi cinesi truzzi, il nostro Sokunthea – nostro, ci ha scelte lui difendendo il suo diritto con altri tre tuktukisti nell’esatto momento in cui ci siamo affacciate dalla guesthouse perché lui ci aveva salutate al mattino – che ci scarrozzava ovunque e ci portava nei posti buoni e ci raccontava della famiglia e ha insistito perché andassimo a Tuol Sleng e si offriva di farci le foto.

dritte.
dritte.

A Phnom Penh abbiamo dormito due notti, poi siamo partite per andare a Kratie, ridente località in culo ai lupi sul Mekong. Avevamo accarezzato l’idea di andarci passando via Mekong, ma non esistono più traghetti, a che pro quando puoi prendere un comodissimo bus? Kratie è tipo quel posto del sud in cui siete stati da piccoli coi genitori e non ricordate nulla se non un baretto con un po’ di gente a ciondoloni, case in costruzione, calcinacci a giro (questa dei mattoni e dei calcinacci è un’abitudine radicata), poca confusione, cani sciolti e malandati. E un sacco di sole. Per me è stato balsamico arrivare lì, anche se alla guesthouse si erano persi la prenotazione e come sempre nessuno parlava un inglese comprensibile.

Anche se il turismo in Cambogia ormai è ben radicato, infatti, i cambogiani – come del resto gli italiani, va pur detto – hanno deciso che non vale la pena di sforzarsi di imparare e parlare almeno i concetti più basici, tipo a che ora partono i bus oppure questo tour lo posso prenotare qui? Perché c’è scritto che parte alle 15 e invece tu mi stai dicendo di no? Ti prego, parlami, dammi un cenno. One dolla miiiiiiiiiss. Che poi io pensavo vabbè questi hanno avuto anni di Francia sul groppone, magari se non parlano inglese ci capiamo col francese, ma Pol Pot ha fatto fuori tutti i francofoni e quelli con gli occhiali, quindi di tutto quel popo’ di colonialismo ai cambogiani son rimaste solo le – ottime invero – baguettes. Comunque il tour lo abbiamo prenotato: per ventotto dolla a testa, è venuto un omino del tuk tuk a prenderci alle 15 e ci ha portate per una lunghissima strada sterrata di terra rossa con sporadiche palafitte installate ai bordi, fermandosi anche per comprarci la merenda –  sticky rice infilato dentro una canna di bambù – fino al porto, dove abbiamo preso una barchetta guidata con i piedi (non in senso metaforico, ma letterale, lì tutti al timone con le dita dei piedi) da un vecchio che diceva solo ‘there’, ‘fish’, e ‘bye bye’. Del resto mi stai portando a vedere i delfini buffi al tramonto, quindi There e Fish sono le uniche cose che a noi interessano. Come sono buffi i buffi delfini dell’Irrawaddy, e come sono simpaticoni. In realtà non sono delfini, sono tipo piccole orche rosine dal muso schiacchiato e non fanno eeek eeeeek ma fanno PFFFFFFFF, sono poco socievoli e anche un po’ scazzoni, adorabili. Dopo due ore di GUARDA! DELFINO! con me che scattavo col culo saldamente ancorato alla base della barca e l’omino che mi invitava a tirarmi su e io ma manco per il cazzo, dopo un bellissimo tramonto, dopo una foto di sgamo al vecchino dell’Irrawaddy che non voleva esser fotografato, siamo tornate sulla terraferma, bye bye, sul tuk tuk, strada, palafitte, cani, pazzi turisti in bici, guesthouse. La cena era inclusa nei 28 dolla: normalmente si cena lì da loro, ma avevano tutto riservato ma tranquilli che vi mandiamo nel miglior ristorante di Kratie.
Il nostro amico tuktuk ci porta nel miglior ristorante di Kratie, il cui menu era:

IL MENU ITALIANO
IL MENU ITALIANO

Ho avuto un po’ la tentazione di prendere la pizza “3+4=7” ma poi ha prevalso l’istinto di sopravvivenza.
Che cosa è successo?
Ve lo racconto NELLA PROSSIMA PUNTATA.

Advertisements

2 pensieri su “pol!pot!pol!pot!

  1. 1) bentornata!
    2) no ora voglio assolutamente sapere se hai avuto il coraggio di mangiare la pizza con l’ananas
    3) come hai potuto ingoiare un ragno per me resta un mistero O_O

    1. Ciao Nora!
      La pizza con l’ananas l’ho mangiata in Germania anni fa, *dovevo* provare!
      A me fa schifo la pizza col cotto quindi partivamo da un problema di base :D Però alla fine il contrasto di sapori non è così orribile – va detto che io mangio volentieri pizze tipo ‘stracchino e pera’, quindi forse SONO STRANA!

      (ma no, non la rimangerei)

Dimmi tutto

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...