Ancora non sono mai morta

…è stata la risposta borbottata a Madre, tutta presa a lisciarsi Miranda perché lei sì che è previdente, lei sì che ha comprato le medicine, menomale che c’era lei a organizzarsi per fare i vaccini (vero, Mira’?).

Ah, menomale che c’era Miranda, che sennò te chissà come partivi.

E menomale che c’è Miranda lo dico pure io, che sennò io chissà quando partivo: sono anni, e anni, e anni, che mi dico che dovrei fare un viaggio lungone, uscire finalmente da questa cacchio di Europa e vedere un po’ di mondo, ma costa e poi chi ci viene e poi come faccio. Menomale che c’è Miranda, e menomale che c’è Pirati in Viaggio: l’offertona Milano – Phnom Penh – Phnom Penh – Milano è stata la svolta della vita.

E quindi domani ce ne andiamo in Cambogia.

Oggi finalmente è arrivata anche la conferma dell’alloggio nel posto in cui tenevo di più ad andare (fricchettona nell’anima, proprio): “Good evening the big smile from Chi Phat”, inizia la mail, and the big smile to you too, my friend.

Dopo vari tentativi di comunicazione per email e telefonica – quella telefonica merita un brevissimo raccontino:

hello?

hello, I’m calling from Italy, speak English?

yessalittel

french maybe?

[PANICO]

ok English. I sent you an email to confirm the booking, can you check?

No internet, i’m on a mission, no fon, i tell my friend, ok?

ok, can you write my email address?

spell please

s – i – l – v

b?

v. like vapor [IO FACCIO CAGARE A TROVARE LE PAROLE CHE INIZIANO CON TALE LETTERA]

s-i-l-b-

silvia. s – i – l – v – i -a – c – o

oooh it’s so long

yes, but it’s my name

it’s so long (giuro tra un po’ piangeva)

yes but

I tell my friend to check sorry thanks bai

E quindi, grazie o potenti social media, una chat di messenger è stato il mio booking. Il big smile è arrivato dopo, al che ho incominciato a smailare pure io.

Siamo, insomma, apparentemente pronte. La lista delle valigie è pronta – ho scaricato dall’internet tanti modelli carini carini di liste carine carine, li ho stampati, e ne ho prontamente utilizzato il retro per rifarci la lista a modo mio.
Mi fa male il braccio, a quanto pare l’antitetanica non è poi così PIC!, e ho il terrore di quel che mi succederà domani mattina quando ingerirò la prima pasticca di Malarone.

Ma, insomma! Cosa mi preoccupo del Malarone, quando so già che ingerirò insetti.

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La prima volta che ho sentito parlare di Pol Pot è stato in un libro della collana delle Ragazzine, uno di quelli di Rosie Rushton (questa qua, per intendersi), in cui a un certo punto una delle ragazze diceva qualcosa tipo “non è mica Pol Pot”! E io mi sono chiesta chissà chi è, ma mica ho controllato. Però mi è rimasto impresso.
Comunque Pol Pot ha fatto smantellare tutta la rete ferroviaria della Cambogia (di regimi pazzi ne ho studiati tanti, ma uno che punta a tornare al regresso è veramente ra- oh, wait.) e quindi ci si muove malissimo a giro per la cambogia, noi abbiamo fatto un programma serratissimo e, non diciamolo a Miranda, sarà grassa se riusciremo a spostarci nel doppio dei tempi che abbiamo previsto.

Ma abbiamo un sacco di medicine, i vestiti adatti, uno zaino fotografico che mi fa tornare la voglia di usare davvero la reflex – capito, mica il fatto che vado a vedere posti pazzeschi e a navigare sul mekong e vedere templi giganti nella giungla, no, lo zainetto -, due zainoni da campeggio, io ho comprato delle scarpe da trekking (io!), ho l’ipad pieno di film, il kobo sarà pieno di libri appena arrivo a casa e me lo riempio de roba, e poi abbiamo comprato varie altre cose utilissime che già non mi ricordo più.

Abbiamo pure cambiato gli euri in dolla! Dolla, perché non riesco a pensare a dollari e regioni indocinesi senza pensare a Full Metal Jacket.

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Faccio amole lungo lungo

E poi la Marguerite Duras, e poi les Indochines, e poi tutta questa roba che però non sta in Cambogia ma ci va molto vicino. Della Cambogia non ho trovato gran letteratura, solo un film pesissimo che non so se ho voglia di vedere prima di partire e questo libro dei bravoni di Exòrma, che volevo legger prima ma non ho fatto in tempo e quindi me lo leggo in aereo. In realtà vorrei solo spararmi tutte le puntate di A series of unfortunate events ma so 16 ore di viaggio, faccio in tempo a vedermi quelle, Black Mirror, un paio di film e pure leggere il libro. Sempre che non crolli addormentata al decollo, cosa probabile conoscendomi.

Le tappe del viaggio, almeno quelle ipotetiche, sono qua.

Ci sentiamo, le foto a giro le metto, anche se proverò a stare più lontana possibile da ciò che è social e mail e cose pubbliche. Tanti baci, tante care cose, un sacco di ciaoni.

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