Like all good fruit the balance of life is in the ripe and ruin’

È colpa di WordPress e del suo dominio .blog.

E poi mi mancava tutto.

Comunque eccomi – questo post avrei dovuto scriverlo e pubblicarlo ieri, ma un potentissimo doposbronza, un pranzo capodannizio e tre puntate di The OA (che in realtà mica mi sta convincendo) mi hanno impedito di fare le cose per bene. E quindi si incomincia così, il due, infrangendo di botto uno dei buoni propositi per il 2017. Oh, sì, sarò più organizzata e mi farò tante scalette che rispetterò senz’altro.

mano

In realtà non ho fatto nessun proposito vero, tanto mi conosco. Ho però fatto un bilancio: e questo bilancio dice che nonostante lo stress, la stanchezza, i capelli bianchi sotto il rosa, le mani mangiate, i momenti di scoramento, il mio 2016 non è stato niente affatto male.

Mi sembra che tutti gli sforzi e l’arrancare e il cercare di rimanere a galla e posticipare le scadenze della vita (se entro il xxx non farò quello che voglio fare, smetto, basta) stiano iniziando lentamente a pagare. Anche in senso non metaforico: sto lavorando con i libri, in un modo che non mi permette di pagarmi un affitto e vivere solo di quello, ma lo sto facendo e per ora va bene così. Vedo meno serie e leggo più libri brutti (aspiranti scrittori, ma perché lo fate? Cosa vi spinge?), ma va bene così.

Ricomincio quindi una nuova scoppiettante stagione di Giorgeliot pensando alle cose belle che sono successe – che in gran parte sono anche la risposta alla domanda perenne “ma te quindi cosa fai?”. Ecco: nel 2016

  • ho iniziato a collaborare con The FLR, una bellissima rivista cartacea che costa diecieuri e ve la potete comprare qui oppure da me (mo vi dico). Costa diecieuri, dicevo, e non vi azzardate a dire che è troppo. Perché sono racconti inediti di grandissimi autori italiani, con traduzione professionale in inglese, perché è illustrata da un illustratore esordiente – in questo caso illustratrice, Viola Bartoli – ogni volta diverso, perché esce ogni sei mesi e quanto fa dieci diviso sei? Ecco.
  • ho valutato manoscritti brutti e sono stata pagata per farlo, che oltre a darmi un pratico appiglio per scrivere qualche stroncatura (sempre divertenti, le stroncature), è un buon modo per integrare lo stipendio facendo una cosa che mi piace e mi è sempre riuscita bene.
  • ho (abbiamo) rifatto Firenze RiVista ed è andato bene, è stato bello, senza una lira e all’arrembaggio con il comune che eroga i soldi dopodomani sicuramente e un sacco di fatica, ma è andato bene.
  • Ho iniziato, proprio grazie a Firenze RiVista dell’anno scorso, a collaborare con La Cité, una libreria caffè di Firenze che mi fa giocare alla piccola libraia felice. I motivi per cui è dura sono così tanti che non ho nemmeno la forza di raccontarli, ma resisto. Venite agli incontri, iscrivetevi alla newsletter, ma soprattutto, amici, comprate sti cacchio di libri. Mollate Amazon e andate nelle librerie, che fa bene alla salute e rinfranca il cuoricino. Il 30 dicembre un tipo ha comprato L’amante di Wittgenstein e io ero così felice che lo avrei abbracciato. Gli ho ripetuto più o meno mille volte che era secondo me il libro dell’anno – se non lo avesse capito dal post-it che ci avevo spiaccicato sopra -, e manca poco saltellavo mentre gli portavo il pacchetto. Questo vi succede con amazon? Che una tizia dalla bitchy resting face improvvisamente si illumini di immenso perché avete deciso di comprare il suo libro preferito? Secondo me no.
    [Da me trovate anche The FLR, quando i poracci decidono che diecieuri son troppi e allora perché non intascarselo direttamente?]
  • Ho fatto un corso di scrittura. Poi non ho scritto quasi più nulla e poco dopo ho pure chiuso il blog, ma questo non significhi che non abbia continuato a pensare alla scrittura, ogni giorno, e a ritenermi un po’ più legittimata a volerci provare, prima o poi. Forse più poi che prima, forse più mai che poi, ma forse no. Sembra una sciocchezza, ma non lo è: nella mia testa avevo cancellato l’idea di una me scrittrice e tuttora scriverlo mi fa uno strano effetto, però ecco, mi sento autorizzata a poterci nuovamente pensare. Non è male.
  • Mi sono tinta i capelli di rosa, è un anno che li porto così, più o meno intensi a seconda dei lavaggi e non me ne stanco.
  • Ho superato indenne un anno di convivenza: scherzateci, ma non è facile, è faticoso – è bello, ma è faticoso. Come sempre, poi, è dura fare i conti col fatto che no, lei non è perfetta, ma anche io faccio di molto caa’, e ogni tanto è bene ripeterselo.
  • È arrivata MomoPannella a fare compagnia a Pixel. Momo è l’unica figlia viva della Ragatta Carla, già questo non è poco, insomma. Pannella perché è arrivata, ha rotto i coglioni per un paio di giorni e poi è entrata in sciopero della fame e della sete: per un coso che pesava meno di mezzo chilo non era esattamente una situazione positiva. Però tra iniezioni di ricostituente e siringhe di cibo sparate in bocca l’abbiamo ripresa per le vibrisse e adesso cresce, prospera e rompe di nuovo i coglioni. Soprattutto a Pixel.

E poi basta, nel senso che le cose sono tantissime. Ho un’agenda nuova, ho riaperto il blog,  cazzeggio su goodreadssnapchattwitterfacebookinstagram sempre con lo stesso nome, dormo sempre troppo poco, ma sì, dai, ce la possiamo davvero fare.
Se poi a qualcuno interessa, qui c’è l’elenco del mio libro-film-articolo-album dell’anno.

E comunque, tra venti giorni sono in Cambogia.

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