In onore di una gran bugiarda

La prima volta che l’ho visto era al Teatro Garibaldi. Mi ci aveva portato la Madre, abbonata fissa a teatro finché le stagioni non hanno iniziato a fare pena. Mi ci porta, non so se mi abbia preparata a quello che stavo per vedere, non credo conoscendola. Ma Madre mi conosce bene.

Faceva Caterina de’Medici. Io ricordo vividamente alcune scene (le pagine avvelenate, quando cantano Sur le Pont d’avignon, altre cose anche molto ambigue che magari non capivo nemmeno).
Me ne innamorai alla follia, di lui, delle scene (all’epoca disegnate da Lele Luzzati), dei costumi, dei ballerini. Ero incredula, che uno potesse essere tutto quello, in in un solo corpo.
Impazzii quando a spettacolo concluso riapparve in scena portando Argia Sbolenfi, Lorenzo Stecchetti e tutta la compagnia.
Mi piacque così tanto che volli a tutti i costi comprare il VHS dello spettacolo.
Da lì in poi ho cercato di non perdermi un suo spettacolo, quando potevo.
Mi ricordo un Pierino e il Lupo* d’estate, a Villa Demidoff, una cosa bellissima. (*No, erano le Favole, ora ricordo Babar, e Antonio Ballista al piano. Pierino e il lupo solo in audio, una volta scoperto lui la versione di Benigni è volata giù dal podio.)
Mi ricordo il suo Palazzeschi. Altre cose non le ricordo, ho solo sprazzi di costumi bellissimi e di lui, della sua presenza scenica, di quella voce squillante e argentina e potente, e gentile e maligna.
Ho portato, molto ambiziosamente, la sua Rita da Cascia a un provino teatrale, in mezzo ai vari Novecento e Bar Sport arrivo io bella sborona col mio monologo decisamente al di sopra delle mie capacità (infatti non mi presero).

L’ho visto l’ultima volta a Firenze un paio di anni fa, affaticato, ormai i ballerini ballavano per lui, ed è comunque riuscito a rendermi divertente Pascoli. Pascoli, capite?

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Paolo Poli mi ha cresciuta in tanti modi. Lo ammiravo come attore e come essere umano, mi ha davvero passato qualcosa – il coraggio, la libertà, boh, tutti paroloni con cui non so che fare.
So che senza Poli non sarei io come sono adesso. Su questo non ho il minimo dubbio.

Vorrei parlarne meglio, ma non so che dire.
E quindi ciao, grandissima bugiarda del mio cuore, sarai per sempre uno dei miei più grandi amori.

http://https://youtu.be/5i8pchX1tUI

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3 pensieri riguardo “In onore di una gran bugiarda

  1. Io ho conosciuto la sua voce (o dovrei dire, le sue voci), molto prima della sua faccia. E per me rimarrà, prima di tutto, qualcuno che mi ha accompagnata in un mondo fatto di burattini di legno, mercanti cinesi, Natale, gufi e gattine.

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