Tu chiamale se vuoi

Le app della salute sono una cosa ganza, anche se ci vuole comunque una certa forza di volontà per starci dietro. Dopo il fallimento con Plant Nanny, che era diventato un tamagotchi da nutrire indipendentemente dall’acqua che bevevo, ho installato tale Hydrocoach, decisamente più rompicoglioni coso che generalmente funziona. Devo fare comunque un notevole sforzo per non ignorare l’avviso che se non bevo muoro e bere effettivamente; per non parlare del fatto che la mia ossessivocompulsività mi spingerebbe a barare pur di avere tutte le giornate marcate con un ok e faccina felice. Bevo di più, sempre troppo poco ma sicuramente più di prima.

Ho smesso di usare anche My Fitness Pal, simpatico diario del cibo che non mi aiutava a mangiare meno ma mi procurava immensi sensi di colpa (però mi sono finalmente iscritta in palestra).

E poi, visto che sono una fava e non mi segno MAI i giorni del ciclo e quindi poi mi incasino e mi ritrovo a piangere sotto le coperte con la bocca sporca di cioccolato e burro d’arachidi e le unghie mangiate a sangue mentre leggo topolino e la storia di topolino è così triste che voglio morire, mi sono scaricata pure LoveCycles, una app ganza in cui segno l’umore e tutta una serie di robe riguardanti il mio corpo che mi avverte quando dovrei entrare in sindrome premestruale, con tanto di consigli tipo “attenta che rischi di strafocarti di nutella e spendere un patrimonio in cioccolata” oppure “se hai voglia di uccidere la tua fidanzata per quel piatto non lavato non farlo, ricorda, è L’UTERO”. E funziona!
(in realtà la app servirebbe anche per dirti quando è il momento migliore per fare un bimbo ma, beh, sapete com’è)

hi-im-a-uterus-comic

Ora, io sono assolutamente contraria all’uso del ciclo come scusa per ogni storia di cattivo umore, però è innegabile che certe volte non ce la fai a non essere una specie di cacca ambulante, quindi è bello e consolatorio sapere che, almeno una settimana al mese, puoi non solo esserlo, ma cercare anche di controllarlo.

Tutto questo perché le stupide mestruazioni sono ancora un tabù idiota, ci pensavo mentre prima scrivevo un tweet sul fatto che LoveCycles mi diceva

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(sì, ho lo sfondo a biciclettine, bellino lui)

e io pensavo che le chiamo mestruazioni, e che ogni volta che dico “ho le mestruazioni” la gente mi guarda in un modo strano, soprattutto i maschietti, tanto che a volte esito un attimo e poi dico “ciclo” (bicicletta… ciclo… aha), ma che palle, si chiamano mestruazioni, chiamiamole mestruazioni, eddai su.

Tutto ciò mi ha fatto tornare in mente un discorso di un po’ di tempo fa, quando era venuto fuori il discorso dell’iva sugli assorbenti e in generale del costo di tutta questa roba per le femmine. Già non ho mai capito perché non debbano essere detraibili, figuriamoci se non sono favorevole all’abbassamento del loro prezzo di mercato.
Non capisco le polemiche di chi dice che non sono questi i problemi, e il femminismo dovrebbe concentrarsi su altre battaglie, e tante altre cose da perfetti aderenti al partito benaltrista. Il mondo sarebbe migliore se invece di litigare su cosa è più importante si potesse chiedere tutto: voglio che finisca la tratta delle prostitute E voglio che gli assorbenti mi costino la metà di quello che pago ora. Voglio che ci sia parità dei generi E voglio che i cibi monodose per i single (grande puttanata di marketing, single, compratevi le confezioni famiglia e surgelate) costino meno. Voglio pagare i rasoi rosa quanto quelli blu E voglio il matrimonio egualitario. Tutto insieme, grazie.

E sì, mi sta per venire il ciclo, quindi mi mangerei anche tua nonna fritta nel burro e ieri sono stata bravissima a non farmi uscire nemmeno una lacrimuccia quando Megara si butta sotto il pilastro per salvare Megafusto (è ricominciato OUAT e per coerenza ho riguardato il cartone della disney), ma a queste cose ci penso sempre, e penso che la vita di noi femminucce sarebbe molto meglio se, visto che lo stigma è difficile da togliere, almeno si fosse legittimate a stare male sapendo che è legittimo stare male.

E che cazzo.

E ora mi vado a mangiare un maritozzo alla panna (è tornata la studentessa che porta le paste ogni settimana), tanto ho ricominciato ad andare in palestra. AH.

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2 pensieri riguardo “Tu chiamale se vuoi

  1. La uso anche io quella app. Avendo una relazione eterosessuale mi aiuta anche a non imparanoiarmi troppo sulla possibilità di essere incinta. Che io prenda la pillola è un altro discorso. Che io sia ansiosa un altro ancora.

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