Buon anno, ragazzi e ragazze

Son qui che alle undici di sera mangio gli avanzi di ieri, del mio bellissimo San Silvestro asociale insieme alla Maman – io, lei e Fantaghirò. E il maiale alle mele, che è tanta roba.
Mangio e mentre mangio cazzeggio su fb e vedo bilanci ovunque, foto, robe, e inizio a pensarci. Di fatto, qualcosa da dire ce l’avrei – qualcosa parecchio in realtà, ma cercherò di essere breve.

Insomma ci siamo, eh – è finito il 2015, che avrei voglia di dire “è stato un anno di merda”. Che per molti versi è vero, ma non è per niente vero in molte altre occasioni.
A ripensarci, è stato un anno davvero lungo. Ripenso a certe cose e mi dico ‘spe, ma era ancora il 2015? Era già il 2015?

Nel 2015 ho trovato lavoro (ok, era il 14 ma ancora per poco) e soprattutto l’ho mantenuto, scoprendomi in grado di fare cose che io mai. Io, stare dietro a flussi di soldi? Ma va’. Io, tenere conto di iscrizioni, pagamenti, reminder e soldi in generale? Ma per favore. E invece.
Ho preso casa con Miranda e ora siamo qui a sistemarcela. Certo, non è casa nostra nel senso che non l’abbiamo comprata, ma è casa nostra perché ci viviamo io, lei, e il gatto.
Ho imparato a lasciarmi andare, a essere meno rigida nei confronti di cose per me irritanti o impossibili – tipo fare un biglietto per un addio al nubilato partendo subito dopo il funerale del nonno, e non pentirsene;
Ho ricevuto una telefonata in cui mi volevano proporre per un lavoro che sembrava proprio quello adatto a me, dal niente, come un attestato di stima.
Ho ricevuto un messaggio in cui mi si diceva che mi avrebbero segnalata a un grosso editore per eventualmente forse qualche scheda di lettura, e ne sono stata felice.
Ho effettivamente lavorato per un editore – in modo marginale, laterale, quasi casuale – e ne sono stata felice.
Ho organizzato un festival a Firenze, e scusate se è poco.

Nel 2015, però, mi sono ritrovata vecchia – nel senso che il mio corpo sta davvero cambiando e sento come mai prima il bisogno di mantenerlo; e nel senso che alcuni cambiamenti, alcuni dolori, diventano davvero segnali di allarme e non cose da ignorare con un vivin c.
Ho dovuto affrontare dei momenti dolorosi – #nonnino, e soprattutto quello che è ancora in corso e di cui non voglio parlare (non per scaramanzia, non ci credo, ma di base perché è una questione di famiglia). Che mi fa paura.
Ho dovuto accettare, per davvero, che il lavoro che vorrei fare probabilmente non lo farò mai, e che il mio lavoro attuale non è entusiasmante, ma non è male, e non lo lascerò finché mi terranno.
Ho definitivamente accettato che non basta la stima e la bravura perché ti offrano un lavoro nell’ambiente che vorresti – e quando succede, in maniera laterale e mai definitiva, sei felice ma con quel grammo di amarezza che ti impedisce di gioirne appieno.
Ho lasciato cadere la questione dell’università. Non studierò più, non per il momento almeno, non per il TFA sicuramente.

Insomma ho vissuto – che banalità, che sublime banalità. Ma è utile fare la media e capire che a attestato di stima corrisponde sonoro tonfo sul didietro e che per organizzare un festival devi avere a disposizione molto maalox e molto caffè. Non faccio foto da tanto tempo, da quelle alla Snob se non sbaglio – e con lo smartfono mi sono impigrita, quelle che faccio spesso son brutte e poco ragionate. Ma visto che su instagram va di moda il best nine del 2015, eccolo qua (ho lasciato fuori un paio di cose belle, ma se c’è da selezionare, questo è).

#1. OWL

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La lettura di un libro bellissimo e l’acquisto di un ciondolo trovato per caso, il desiderio di un nuovo tatuaggio, una serie di riflessioni su quello che cavolo vorrei fare nella vita e su quello che, in effetti, potrei riuscire a fare.

#2. VENEZIA

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Una giornata a Venezia – un colloquio praticamente dal nulla, la speranza, la sensazione di aver sbagliato tutto. E comunque la contentezza di averlo fatto, il tentativo.

#3. SAN VALENTINO

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Miranda mi vizia e mi porta ai concerti nei settori uberfighi, quelli che io ma no massie bisogna essere duri e puri e stare sotto il palco a crepare e ballare e cantare. Rimango dura e pura, ma ho apprezzato l’esperienza, il pensiero, quel concerto bellissimo e quello che è successo il giorno dopo.

#4. TORINO

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Il salone del libro insieme alla Snob e a Tommi, e a quella miriade di persone, amici, conoscenti con cui condivido una maledetta passione – chi ce la fa, chi no, a queste fiere di sicuro non ti senti solo. Ed è bello rivedersi.

#5. PRIDE

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Il mio primo Pride è stato strano, più silenzioso del previsto, probabilmente più arrabbiato e più consapevole. In attesa che i diritti arrivino, se mai arriveranno, so che ce ne saranno altri. Magari anche all’estero.

#6. INDIANA

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La mia prima bici fiorentina, la mia giallissima bici fiorentina, presa alla faccia dei genitori che “ma tu non sai andare su quelle strade, è pericoloso!”, si chiama Indiana perché la studentessa da cui l’ho comprata l’aveva a sua volta comprata da uno studente che di cognome faceva Jones. Io mantengo il nome, ma il cognome lo cambio in Pipps, che mi si addice di più. E scorrazzo felice, col caldo infame e col freddo diaccio, per le strade molto poco bike friendly di Firenze.

#7. GLI INCORAGGIAMENTI

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Dire che sono venuta male in questa foto è un eufemismo. Resta però il fatto che le mie amiche hanno capito quanto mi pesa il culo e hanno deciso di regalarmi un incentivo a fare ciò che vorrei da una vita e ancora di più da gennaio. So cosa tatuarmi, non so chi sarà il tatuatore, e forse, finalmente, ho scelto il posto. Nel 2016 arriva il tatuaggio numero 3, poco ma sicuro.

#8 FIRENZE RIVISTA

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Sbronza fino all’anima, stanca fino ai piedi, felice fino al midollo. La giornata conclusiva del festival che abbiamo messo su con tre lire e un sacco di cuore mi ha vista tornare a casa in condizioni pietose, ma lo rifarei anche domani. Anzi, ora che ci penso, tocca rimettersi al lavoro.

#9 CASA

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Beh, questa era facile. Torta e con dei brutti fiori kitsch e illuminata molto male, ma era facile.
I fiori kitsch li abbiamo levati, dopo. In compenso sono apparsi gatti ovunque, finti, veri e di polvere.

Insomma buon anno ragazzi, ci sentiamo quando ci sentiamo – io nel frattempo vedo gente, faccio cose, mi iscrivo in palestra e vado pure a tagliarmi i capelli.

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8 pensieri riguardo “Buon anno, ragazzi e ragazze

  1. Non so se invidiarti la bicicletta gialla, FIRENZE o il regalo di San Valentino… Facciamo tutte e tre. Buon anno e che il 2016 sia ancora meglio!!! :)

  2. “Ho dovuto accettare, per davvero, che il lavoro che vorrei fare probabilmente non lo farò mai, e che il mio lavoro attuale non è entusiasmante, ma non è male, e non lo lascerò finché mi terranno.
    Ho definitivamente accettato che non basta la stima e la bravura perché ti offrano un lavoro nell’ambiente che vorresti – e quando succede, in maniera laterale e mai definitiva, sei felice ma con quel grammo di amarezza che ti impedisce di gioirne appieno.
    Ho lasciato cadere la questione dell’università. Non studierò più, non per il momento almeno, non per il TFA sicuramente.”

    Hai detto nulla!
    Io non me la sento di fare il bilancio, ho cominciato veramente male seppellendo un’amica.
    Poi certo, ho un po’ aggiustato il tiro, però mi rendo conto che gli anni scorsi quando dicevamo “Ah, che anno di merda!” non era minimamente giustificato.
    Però ci sono state delle cose anche molto positive, tra cui incominciare a pensare al mio benessere
    E noi, che dopo 15 anni, tra alti e bassi cazzi e mazzi, siamo ancora qui e passiamo l’ultimo dell’anno insieme a cucinare e guardare Fantaghirò, ecco, penso che questa sia veramente una bella cosa! :-)
    Buon anno ♥

    1. È tutto un aggiustare il tiro, c’è poco da fare. Importante è, oltre alle cose grosse – belle, tenere presente anche le cose piccole belle. Tipo il nostro 31 dicembre e il fatto che ci conosciamo da 15 anni e non solo non ci siamo venute a noia ma “lei è GIULI, ci vogliamo bene”. Detto questo, I’m Audi.

  3. Io penso che, nonostante tutto, ti sia andata veramente bene. Mi sono accorta che il tempo delle favole, quando un anno era solo meraviglia, è finito. Ora è un continuo intercambio. Siamo diventate grandi.

    Ti abbraccio.

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