Un po’ di libri belli, raccontati in un lungo flusso di coscienza

Hell-ooooo!

Come va da ste parti? Come sta arrivando l’autunno da voi? Qui a Firenze è schizofrenico. Ieri era primavera inoltrata, oggi è novembre.

Io sto – rullo di tamburi – cercando casa con Miranda {aggiunta: ho scoperto che oggi è l’international coming out day e l’aver dato questa notizia ai miei oggi acquista tutta un’altra luce}. Mentre succedono COSE cui devo pensare e che mi danno ansia, come dicevamo (ho comprato la valeriana, non i fiori di Johann Sebastian, per il momento).

A fine mese potrebbero esserci notevoli rivoluzioni, insomma. Ma lo sapremo ancora tra un po’. Nel frattempo:

Circa due mesi fa avevo promesso che avrei fatto un post sulle cose belle che ho letto d’estate.

(sapevo che prima o poi avrei usato questa gif)
(sapevo che prima o poi avrei usato questa gif)

Ovviamente non l’ho fatto, ma lo farò adesso, espandendo però la selezione ai libri che mi hanno colpita, un po’ più random perché non sto aggiornando molto Goodreads e non mi ricordo bene quando ho letto cosa.

COMUNQUE.

Primo che mi viene in mente: il nuovo libro di Miriam Toews, I miei piccoli dispiaceri, è molto bello e ha sempre quella nota straziante del primo libro di Miriam Toews. Il che mi riconduce a quel libro lì, che penso sia una specie di – per dirla à la inside out così ci capiamo tutti – ricordo di base; una pietra miliare. Sai quei libri che leggi per caso, mischiati a miliardi di libri per ragazzine più banali – sai una sega te icché è Adelphi a 14 anni -, e cogli immediatamente lo scarto, ti rendi conto che hai tra le mani una cosa diversa dal resto? Ecco. Quel libro, per storia e per scrittura, mi ha segnata tantissimo. Tuttora, ogni tanto, lo rileggo. E ci trovo le sottolineature dei quattordici anni, poi le pieghe dei 16, e poi da quando ho smesso di segnare i libri semplicemente riconosco le frasi che ho amato leggendole.

Il libro si chiama Un complicato atto d’amore e se non l’avete letto, beh, fatevi un favore.

Sempre di Adelphi e le sue copertine azzurrine: tempo fa un’amica mi regalò un libro – forse lo avevo già detto -. Lei è una di quelle che sa bene che regalare un libro è una cosa complessa, e che i libri si regalano O se si sa che una certa persona vuole quel libro o ha quel tipo di affinità O se proprio si vuole condividere una certa lettura con l’altro. Letture a caso: giammai. Lei in un gesto di ribellione alla paura (perché io sono effettivamente una snob ipercritica) ha deciso, felice del fatto che le avessi fatto scoprire la bellissima libreria Todo Modo, di regalarmi un libro che ha amato assai. Si chiama Andorra ed è di Peter Cameron, pubblicato, appunto, da Adelphi.
Ci ho messo un bel po’ prima di decidermi a leggerlo – Cameron è famoso per Quella sera dorata da cui James Ivory ha tratto un bel film un po’ lentuccio – e soprattutto per Un giorno questo dolore ti sarà utile, che ancora non ho letto perché un titolo così mi fa paura.
Insomma ho letto Andorra e, per quanto come immaginavo fosse molto lontano dalle mie letture usuali, una volta entrata nel ritmo l’ho trovato sempre più forte, con questa scrittura un po’ respingente, quasi ostica e questa trama tra il noir e il romanzo-journal intime da francese dell’800… Non so come spiegarla questa scrittura, ma è una di quelle che ti costringono a una lettura lenta, e per me che sono (cito) una lettrice supersonica, a volte non fa male recuperare la lentezza.

Grazie ai librai di Todo Modo, tempo dopo, in un altro giretto, ho comprato sto libro, Il cimitero dei pianoforti: altro libro che da sola non avrei MAI preso in considerazione, primo perché sono scema e sono america-italianocentrica e il libro di un portoghese difficilmente l’avrei considerato [sì, sì, ho letto Saramago], secondo e più importante perché “uno scrittore che è anche un poeta” e una trama come quella proprio non mi dicevano niente e invece GRAZIE libraia del cuore perché, anche se non lo metterei tra i miei libri preferiti, l’ho trovato un libro particolare e interessante, molto più di quel che pensavo. Soprattutto la parte di lui che corre alle olimpiadi (è una cosa vera) è scritta e raccontata con una forza e una… eh, struggenza, che ero in spiaggia e non riuscivo assolutamente a smettere di leggere.

In un’altra spiaggia mi sono invece divorata Gli anni al contrario, di Nadia Terranova. Era da tanto tempo che non leggevo un italiano che mi convincesse veramente; poi per via di storie di tesi (abortite o recuperate) io ho un po’ il pallino della narrativa degli anni di piombo, degli anni 70, della tensione… e però molti di quelli che ho letto cercavano di creare un’epica della vicenda (chiaramente, si presta bene), da destra o da sinistra, con tentativi riusciti o falliti – non ve li sto manco a citare, primo perché sono tantissimi, secondo perché non è questo il punto. A parte due, so far, che l’epica e la Storia ce la fanno entrare di sguincio e magistralmente. guardacasolihannoscrittiduedonne ma questo lo dico a bassa voce, sommessamente. Sono, in ordine cronologico, I giorni della rotonda della Silvia Ballestra e questo di Nadia Terranova. Questo qui è veramente, veramente, veramente un libro stupendo. In poche pagine – perché non è tanto lungo – riesce a condensare storia e sensazioni in un racconto comune e potente e insomma mi è piaciuto così tanto che ho praticamente stalkerizzato l’autrice su twitter a furia di cantarne le lodi.

Sempre d’estate, trovato a caso nella scalcinata libreria della casa delle vacanze: L’estate che perdemmo Dio di Rosella Postorino. È un monte che voglio leggere Il corpo docile, me ne scordavo sempre, ho visto quello che è il precedente e ho detto bon, vediamo com’è. A questo punto devo assolutamente leggere Il corpo docile. Gran bella scrittura, gran bella storia.

Lodi infinite e sperticate anche per l’epica fantasy di Watersnakes, di Tony Sandoval – un(a) graphic novel -, ma ci sta che ne abbia già parlato. Disegni meravigliosissimi e una storia strana, dark e felice al tempo stesso, che mi ha resa euforica e battagliera per un paio di giorni. Che poi se ho capito bene Sandoval sarà a Lucca con i Tunué. AAAAHHHHH! Io tra l’altro avrei anche chiesto l’accredito, a Luccacomicsendgheims, ma se sti qua fanno storie pure per dare gli accrediti agli autori la vedo alquanto bigettina. Toccherà sborsare.

shutup

Carrellata finale random: Giorni memorabili di Michael Cunningham, preso un po’ a caso ma perché lo traduceva Vincenzo Latronico, molto bello con qualche riserva (e mi ha lasciato una tara nel cervello: una delle protagoniste del libro dice spesso “Bochum”. Una delle agenzie con cui ho a che fare per lavoro è di Bochum, Germania, e ogni volta che scrivo una fattura penso a quel cazzo di libro. Maledizione). Vincenzo Latronico sta dentro L’età della febbre, il raccoltone decennale di minimum, che ha molte storie belle – tra cui quella sua – e alcune secondo me meno belle che non dirò. Poi ho letto Colazione da Tiffany! il film l’avevo visto; In cold blood è uno dei miei libri preferitissimi al mondo per sempre; e questa versione meno romantica e audreyhepburnizzata della nostra amica Holly Golightly ha vinto tutto. Avevo iniziato a leggere in francese Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier, l’ultimo di Modiano, ma, come dire, ha troppi puntini sospensivi per i miei gusti (davvero, non scherzo, non riuscivo a leggere con tutti quei …).
Devo assolutamente citare un altro libro che però ho letto tanto tempo fa e che ha a che fare con la struggenza. Lo avrei dovuto mettere dopo Miriam Toews, per un qualche tipo di affinità, ma mi interrompeva il flusso quindi lo metto qui. Trattasi di Girlchild, in italiano Bambina mia (66and2nd), di Tupelo Hassman. Mado’ che piantoni. Mado’ che bellezza. Ah giusto, sempre a proposito di storie di mamme e figlie e felicità, altri due, splendidi: La ballata di Iza, di Magda Szabó, e La pianista, di Elfriede Jelinek.

Ieri poi ho comprato quattro ebook per colpa di minimum fax e i suoi deal che manco groupon (cinquanta libri a 1,99, ma siamo matti siamo?) quindi la mia lista di cose da leggere si amplia ulteriormente, schiacciandomi sotto il peso della mia negligenza. E nonostante questo, devo ancora procurarmi QUELLO CHE HAI AMATO, lo spin-off di Abbiamo le prove. Morirò!
Però ho tagliato di molto le serie tv, perché devo dare spazio alla lettura, e quindi ho fiducia. Non recupererò mai, ma forse qualcosina di meglio riesco a fare, eh?

#cidevicredere

E niente, ciao, spero che almeno uno di questi libri vi possa interessare anche se non grazie a quello che ne ho scritto io, che non ho messo trame (ma sono brava e vi ho messo i link scheda di ogni libro) e di fatto ho scritto sempre la stessa cosa – ma non voglio mettermi a fare analisi e recensioni e queste due, in quest’ordine, son le cose che mi colpiscono di un libro, che ci devo fare?

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5 pensieri riguardo “Un po’ di libri belli, raccontati in un lungo flusso di coscienza

  1. A parte che ho segnato tutti quelli che non ho ancora letto, ecco i miei 2 cent: “Un giorno questo dolore ti sarà utile” meh. MEH. Quella sera dorata mi era piaciuto assai, invece. In ogni caso smetterei di trarre film da suoi libri.

  2. Avresti dovuto mettere un avviso ai naviganti, lassù: saltate il post se non potete permettervi di comprare altri seimila libri! Mannaggia a te! Ho una pila di roba da leggere e vorrei continuamente comprarne altra. Il fascino dei circoli infiniti!
    Bentornata!
    E… gran passone la convivenza. Apporvo fortissimo!

    1. Ah ma io sono una gran fan delle biblioteche, se comprassi tutti i libri che leggo alla fine dovrei usarli come mattoni per costruirmi un posto dove vivere…

      (Grazie e… AAAH PAURAAAA)
      (Sempre che si trovi, casa btw)

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