A volte ritornano

Ma ciaaaaaao,
come state?
Io benissimo, è la prima sera da quando sono tornata dalle vacanze che non ho niente da fare (che poi è una cazzata questa del non ho niente da fare, perché ovviamente se volessi troverei eccome da fare, ma per l’appunto non voglio). E quindi, dal momento in cui sono arrivata a casa, mi sono spiaccicata sul letto e sono rimasta così per due ore. No ma non per finta, due ore filate di puro fancazzismo ottenebra-cervello.

così.

Poi a un certo punto mi sono decisa a cenare, mi sono preparata un piatto di pasta al pesto con un pesto vecchio di non so quando – fare la spesa è un optional, praticamente – che mi ha lasciato in bocca un retrogusto di veleno per topi ma mi ha dato energia. Ho guardato la seconda di Show Me A Hero mentre mi uccidevo con il pesto al ratticida, e ovviamente, ovviamente, è una serie bellissima, perché David Simon è un dio.
Eppoi mi sono rimessa a sedere sul letto e ho pensato che faccio? Guardo un film? Ma è tardi. Poi che guardo? Quello che voglio vedere ora come ora è Bande de filles (o Girlhood in inglese. O DIAMANTE NERO in italiano, perché noi siamo i meglio a scegliere i titoli – sì lo so ci sta il richiamo bla bla, ma fa caà, dai), ce l’ho qui in francese ma non trovo un sottotitolo a pagarlo oro. È vero che il francese lo parlo, ma QUEL francese lì è un po’ troppo per me. Potrei vedere Relatos Savajes (storie pazzesche). Oddio no in realtà ho una fraccata di film che potrei vedere. MA SONO STAAANCA NON VOGLIO FARE NIENTE DI TUTTO QUESTO HO SOLO FILM SERISSIMI E NON MI VA, MI VORREI ABBRUTIRE MA NON HO IL WIFI A CASA PER DROGARMI DI YOU’RE THE WORST E COLLASSARE SBAVANDO e quindi credo che mi farò la doccia e mi metterò a letto.

Detto questo.

C’è uno dallo stadio che parla a voce alta e impostata, ma è Italia-Malta o è il Superbowl?

Dicevo.

V’importa una sega, lo so, ma invece io sono contenta di togliere un po’ di ragnatele al blog, perché ormai mi ci sono affezionata.
Sono tornata e nel frattempo sono successe tantissime cose.
Intanto ho letto un paio di libri molto belli – prometto che ne faccio un post a parte.

Poi mi s’è sposata Purple. Col suo matrimonio lavanda e il mio vestito che, in onore alla mia tradizione, “non c’incastrava una sega”, ma alla fine è andata bene comunque. Cioè, ho rischiato di affogare quando mi sono tuffata in piscina vestita e quel coso mi stava portando giù, ma alla fine ce l’ho fatta. Ho rischiato anche di morire portando con me un po’ di gente facendo una cosa che non avevo mai fatto e mai più farò, cioè guidare non esattamente lucida, che ero così ansiosa e terrorizzata che tra un po’ mi schiantavo apposta da qualche parte così almeno era fatta e vaffanculo.
Non dico sobria, eh (per la polizia che legge: sono una persona di sani e onesti principi e se guido non bevo), ma boh, ero stanca, Miranda era fuori uso, a me era salita la sindrome di Florence Nightingale e l’ansia di dover guidare anche se poi mi sono rifiutata di far guidare Cele perché conosco le paranoie di Miranda e insomma, in una spirale di paranoia, siamo riuscite ad arrivare vive e non ho nemmeno fatto un graffiettino alla macchina. Ma mai più.
Comunque il matrimonio è stato bello, sobrio e divertente, ho avuto un momento di incazzatura grossa mentre il prete faceva la predica perché era tutto un dire che l’amore è amore è amore è amore, e gli volevo dire ma andate a cagare un po’ tutti quanti, ipocriti di merda. Magari lui poi era pure a favore delle unioni omosessual-no, scusate, volevo dire “delle formazioni sociali specifiche”- o magari gli era stato detto chiaro e tondo che non tutti gli ospiti erano della stessa sponda – ma comunque sei un prete, fai parte di una chiesa che odia la gente, e la tua opinione personale non conta un’onestissima cippa. OH.
COMUNQUE il matrimonio è stato bello, la cerimonia pure, il ricevimento bellissimo in un posto stupendo con ogni tavolo una coppia di serie tivvù (non è che son l’unica fissata qui, eh).

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La festa dopo non ne parliamo che sto ancora scontando i miei peccati (tavolo Gionsnò vince il premio Molestia2015). Un sacco di commozione e lacrimucce e gente che non si vedeva da chissà quanto e chissà quando si rivedrà, un sacco di buoni propositi, tante tante belle cose e niente, ‘ho fatto’ il primo matrimonio dei miei amici sempremenotwentysomething.

Poi.
Poi ho lavorato come una forsennata per stare dietro a un progetto cui tenevo moltissimo e non so dove ho trovato la forza per starci dietro, visto che intanto i ritmi a lavoro vero si erano intensificati del 300%, però l’ho trovata e quindi posso annunciare, loud and proud, la nascita di QUESTA COSA QUI. C’è la mia anima dentro, e diversi birrini, quindi sarò felice se qualcuno di voi ci sarà. Sarò felice comunque, in realtà, perché è una figata.

Nel frattempo a lavoro ‘vero’ mi hanno fatto sapere di che sorte morirò e beh, da gennaio avrò un tre mesi di paracadute prima di piombare nella depressione. A questo punto penso a tutte le riflessioni fatte con gli amici, che ogni volta che esco con qualcuno, chiunque, saltano fuori. Come campiamo noi, la frustrazione, il riconoscimento che il modello dei nostri genitori non è applicabile a noi (chi ce lo dà uno stipendio fisso?), la tristezza del riconoscerlo ma non avere idea di quale possa essere la strada alternativa.
Alla fine l’unica possibilità sembra essere: vivere alla giornata. Usare i soldi finché li si hanno.
Ma posso dire una cosa? Lo so che è presto, ma io sono terrorizzata dalla vecchiaia, dal non poter vivere dignitosamente da vecchia, e dai figli, che non so se mai potrò fare e che però vaffanculo vorrei.

Poi sono entrata nella redazione di una rivistina di racconti inediti. Come qualcuno saprà, AI LOV RACCONTI, forse sono il mio genere preferito, quindi l’idea di poterci lavorare mi rende felice. Certo, la quantità di sedicenti scrittori che non sanno scrivere e sicuramente non hanno mai letto è spaventosa, ma è il rischio del mestiere. A breve esce il primo numero cui ho lavorato anche io, tranquilli che v’aggiorno.

Vabbè ho scritto sedici post in uno,
forse vi posso salutare
forse no
ma credo che sia il caso
perché ho sonno
e fumerò un cicchino, e
vorrei aspettare sveglia che esca Carmilla
ma forse dormirò.

(No, non so scrivere poesie, sono pessima and I know it, ma m’andava di mette le robe in colonna)

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5 pensieri riguardo “A volte ritornano

  1. Ho letto tutto velocissima perché mi sono immaginata te che parlavi velocissima (e manco so che voce hai) per non dimenticare tutto quel che volevi dire e ora sono senza fiato ma sono felice che tu sia tornata!

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