Le parole che non ti ho detto

Io non pensavo, ma è veramente una cosa difficilissima.

Quella di andare da un omino che passa fondamentalmente un’ora ad ascoltarti. Poi sono arrivata in anticipo e quindi ho passato la mezz’ora di attesa a sentirmi più imbecille – cazzo fai, ti leggi Cunningham in un’associazione LGBT(QI*)? Epproprio vuoi fa’ lo stereotipo, su / Che poi checcazzodiproblemi ci avrai – e via dicendo.

(#sorrynotsorry)
(#sorrynotsorry)

Avevo quasi gli strizzoni da pre-esame. Che poi se mi rimandava a casa dicendomi ma che vuoi mai te da me, c’è gente che l’hai visto come sta?

E in effetti, che volevo mai io?

Mah, credo parlare, credo che volessi farmi tirare a forza fuori le cose che tanto non dico e non scrivo, solo che è

veramente

difficilissimo. Sei lì che pensi devo essere onesta e sincera e nel frattempo il cervello decide di eludere una parte di informazioni, sei lì che pensi a come dire le cose nel modo più chiaro e diretto possibile e il tuo cervello cerca parole ricercate perché voglio dire, è importante dimostrare di avere una cultura no? (chettestadicazzochesei), sei lì che ti forzi a tirar fuori le cose e il tuo cervello a un certo punto ti fa dire una cosa che solo apparentemente c’entra ma in realtà è chiaramente una deviazione dal discorso principale.

E poi ti caghi sotto, perché dici ma chissà questo nel frattempo cosa sta pensando di me? E quando è serio ti fa effetto, quando empatizza pure peggio perché chiccazzosei, mio amico? Che vuoi? Che te ridi?

meanwhile, in my brain
meanwhile, in my brain

Comunque credo che sia abbastanza importante il fatto che non mi sia proprio passato per l’anticamera del cervello di dire che volevo lavorare nell’editoria. Mi è tornato in mente quando ero già sul bus – magari è un buon segno.
O magari non l’ho detto perché, di fatto, non c’entrava una beatissima mazza con i discorsi che stavo facendo.

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9 pensieri riguardo “Le parole che non ti ho detto

      1. Ok, ma per è pur sempre un inizio, un passo magari piccolo, ma pur sempre un passo.
        Io per esempio dico dico e poi non mi decido mai (studio professionale o meno), sempre per il discorso che fa Mareva di fare quelle che cercano aiuto ma che vogliono dimostrare di non averne bisogno.

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