Un ripasso

li-be-ra-zió-ne

SIGNIl liberare; sollievo; sprigionamento

dal latino liberatio, da liber libero.

Oggi questa parola viene spesso usata con un significato morale: la liberazione è il sollievo, l’eliminazione di un’oppressione che affligge. Si può pensare a un nuovo farmaco, che è una vera liberazione per chi soffriva di un dolore cronico; si può parlare della liberazione da timori e pensieri scuri grazie a un evento atteso; e si prova un senso di liberazione dopo aver detto qualcosa che da troppo tempo tenevamo per noi.

I casi in cui questa parola concretamente significhi la liberazione da vincoli e soggezioni, ci si presentano nel quotidiano piuttosto di rado, per fortuna: ma politica internazionale, cronaca e storia ne sono affollati. In particolare, dalle nostre parti, questa parola si è guadagnata la maiuscola in riferimento alla liberazione dall’occupazione nazifascista in Italia: una liberazione suprema, totale, che rovesciando dittatori e invasori ha permesso la nascita di un nuovo ordine democratico, e un nuovo sviluppo di libertà e diritti.[…]

[da una parola al giorno]

resistènza s. f. [dal lat. tardo resistentia, der. di resistere «resistere»; il sign. 3 è un calco del fr. résistance]. –

1. L’azione e il fatto di resistere, il modo e i mezzi stessi con cui si attuano. In usi generici, riferito a persone e animali, o a oggetti e forze fisiche:fare, opporre r., o incontrare, trovare r. e vincere, superare una r. (r. forte o debole, vivace o scarsa, attiva o passiva); tentarono di trascinarlo via, ma lui opponeva una forte r.; cercò di aprire, ma la porta faceva r.; procedevano con grande difficoltà, perché dovevano vincere la r. del vento. In usi scient. e tecnici:

a. Nel linguaggio milit., e per estens. in quello sportivo, azione di difesa contro il nemico o l’avversario: i reiterati attacchi nemici sono stati respinti dall’eroica r. delle nostre truppe; linea di r., posizione o centro di r.; l’iniziativa della nostra squadra ha avuto alla fine ragione della r. della squadra avversaria.

b. Nel linguaggio giur. e sociologico, diritto di r., diritto di opporsi, anche con la violenza, a ogni attentato o minaccia recati ai diritti fondamentali e inviolabili dell’uomo da parte del potere costituito: ammesso dalle dottrine politiche dei sec. 17° e 18°, non è stato recepito nelle costituzioni delle democrazie ottocentesche e contemporanee, e quindi neppure nella Costituzione della Repubblica Italiana (nel cui progetto iniziale era tuttavia previsto). In diritto penale, r. a pubblico ufficiale, il reato di chi gli resiste con violenza o minaccia durante il compimento di un atto legittimo d’ufficio o di servizio.

Il 25 aprile è una festa che dovrebbe essere importante – poi non lo è perché come tutto quello che andrebbe celebrato è diventato quasi del tutto vuota retorica.

E perché settant’anni sono tanti e la Liberazione è storia vecchia e un po’ romanzata, la politica come era allora è finita, i fascisti come allora non esistono più, i comunisti manco a parlarne. E ci si riempie la bocca di Resistenza e si canta bella ciao prima di andare a vedere, che so, una puntata di Sailor Moon Crystal.

Ogni celebrazione è schizofrenica e intermittente, ma oggi, anche quando sto ispezionando il viso con una pinzetta e mentre ho i capelli coperti di yogurt, è un giorno importante.

sì, è vero, sono passati settant’anni.

Ma il fascismo c’è ancora: e allora resistenza. Che vuol dire? Vuol dire ogni giorno fare del proprio meglio per debellare i pensieri secondo cui, per una ragione o per un’altra, noi siamo meglio di loro, noi abbiamo più diritti di loro, noi facciamo meno schifo di loro. Noi possiamo permetterci di legiferare su, giudicare, decidere per loro.

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[ps per la Snob – pure mio nonno è democristiano e attualmente berlusconiano, è una bravissima persona e tutto quello che se ne può dire. Io adoro #nonnino nonostante le sue tendenze talvolta repubblichine. Però. Il fascismo è un’ideologia cui ora abbiamo la possibilità di opporci – più di quando tua nonna aveva lo spaccio in paese -, e per me chi si proclama fascista ORA è anche peggio di chi ci si chiamava allora]

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2 pensieri riguardo “Un ripasso

  1. Ma io non ho motivi per non oppormi al fascismo – o meglio sì, nel senso: il casapoundista, so che è casapoundista. È un fascio. Non gli darò mai retta.
    Con questa storia che però il fascismo si chiama fascismo, è una cosa avvenuta settant’anni fa e i rimasugli sono quattro palestrati che inneggiano al Duce a Predappio, c’è il rischio di perdere di vista altri rischi di dittatura *coff coff M5S coff coff*.
    Il mio non era un post revisionista: era un tentativo di dire che il rischio che situazioni del genere si ripetano è molto alto, e che più che distanziarcene come cose fatte da “altri” dovremmo accettare le nostre “potenziali” responsabilità in quanto esseri umani.

    (Non mi sono spiegata, vero?)

    1. vedi, per me il punto è: fascismo non è solo quel fenomeno storico verificatosi in quel momento, ma è anche – precisamente – quello che fanno i 5 stelle.

      Sono pienamente d’accordo sul fatto che siamo tutti potenziali torturatori (peraltro gran film, L’Onda) o potenziali dittatori, e no, ho capito bene il tuo ragionamento.
      Il coglione di casapau nei 3/4 dei casi è solo un coglione di merda, il rischio è che mi meni durante una manifestazione (d’affetto…) e poco più, ma più che loro sono altri a preoccuparmi – quelli, appunto, del ‘noi contro loro’.
      il fatto è che anche questi, a casa propria, sono persone normali.
      Quello che volevo dire – e non mi sono spiegata io – è che credo comunque che sia necessario prendere una posizione, e ricordare il passato per smascherare i fascismi di ora.

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