Anafora : ripetizione della stessa parola all’inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto.

Come al solito, ho tante cose da scrivere, lascio passare il tempo e poi non le scrivo più.

Quindi mi prendo due minuti per scrivere una di quelle robe che in inglese si chiamano “rant” — non mi viene la definizione italiana, abbiate pazienza, sono le sette e mezzo e sto prendendo il caffè.

 

palpatine mi assisterà

 

Comunque:

Mi sono rotta il cazzo di tutti questi aspiranti politici che si ricordano delle cose solo in precisi momenti o quando avvengono le cose. L’unione europea ha finalmente fatto un minimo di giustizia sullo schifo della Diaz? Trà, profusione di hashtag #DIRITTIUMANI come se non fossero passati giusto 14 anni. Come se fino a oggi loro avessero cercato di, non dico fare, ma dire qualcosa al riguardo, qualcosa sul fatto che non abbiamo il reato di tortura e non abbiamo una cazzo di legislazione in grado di tutelare i diritti umani – ma per davvero, non hashtag che dopo dieci minuti sei fuori dalla timeline e di certo mai trending.

Mi sono rotta il cazzo di chi si ricorda dell’Aquila o usa il fatto di averci fatto volontariato come autoesposizione politica – hey io sono dei buoni, ho dormito su una brandina!, che poi dei buoni lo eri davvero, perché lì c’era solo da farsi il culo, però veramente, anche no.

Mi sono rotta il cazzo delle disquisizioni intelligenti sulle cose che però poi non vengono mai fatte o portate a termine, come la ricostruzione dei paesi dopo un terremoto, come la metro C, come i disegni di legge che potrebbero salvare la vita o la dignità della gente.

Mi sono rotta il cazzo dei discorsi sul lavoro dei ggiovani (giovani? 30 anni e senza un lavoro serio?) che non arrivano mai a compimento, perché la verità è che non esistono i giovani, esistono le persone, e sono le persone che vanno tutelate.

LOL.

Aprire facebook in questo periodo è devastante, e ho iniziato a oscurare i 3/4 della gente che seguo perché mi sono rotta il cazzo delle parole vuote, e se questo significa ridursi alla vuotezza e alla frivolezza, bah, guardate, darei tutto in questi giorni per la frivolezza di chi se ne sbatte il cazzo e pensa ancora che esistano le zecche comuniste e che la politica sia inutile perché baaaah tanto è tuttugualeccioè.

E quindi? Boh, che cazzo ne so.

Sono in ritardo, devo scappare.

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5 pensieri riguardo “Anafora : ripetizione della stessa parola all’inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto.

  1. Io ci provo sempre ad attivarmi.
    A sensibilizzare.
    Tutte le volte che a lavorare sorte fuori un discorso omofobo/maschilista/razzista/etc. (non sono razzista ma; non ho niente contro i gay ma; le donne sono tutte troie a parte mammà – quanto li odio!), cerco di aprire gli occhi e la mente del genio che l’ha pronunciato, ma è faticoso.
    Stessa cosa per la politica.
    Poi sì, ci sta anche che condivida il link su facebook, ma solo perché magari raggiunge più persone, anche gente che non ho sottomano in quel momento.
    Però è faticoso e la maggior parte delle volte non paga.
    Anche se la sensazione che prevale è “Forse non mi sono impegnata abbastanza per far passare un messaggio che per me è molto importante”, e allora provo ancora e mi dico “Magari un giorno ci riesco.”

  2. Alla fine, se ci pensi, è molto più facile abbracciare una battaglia quando è “di moda”, quando lo fanno tutti, quando ti costa solo un click, quando non serve esporsi, quando, poi, chiudi il pc e la tua vita continua uguale a prima. Però ti senti a posto perché tu l’hai detto che sei indignata, che il mondo fa schifo, che bisogna fare qualcosa, qualcuno pensi ai bambini (!) e mi raccomando anche io sono Charlie.

    Ti capisco. Soprattutto in queste ultime 24h. Io a Genova quell’anno c’ero. 18 anni e tanta fiducia nel mondo. E tanto tanto tanto enorme culo che mi ha permesso di tornare a casa quella sera e non dormire in quella scuola. Ed è molto tempo che vorrei scriverne. Ma sai, cosa, poi? Mi vergogno. Me ne fanno vergognare. Perché poi mi sento trattata come se volessi farne bandiera, come se io fossi uguale a quelli che si indignano per due minuti e io non sono uguale a quelli. No, per niente. E poi ho paura delle critiche. Davvero. Perché nonostante tutto io non scriverei mai ACAB sui muri, e tanti non capiscono come sia possibile. E allora tanto vale tenerselo per sé il proprio pensiero critico e far finta di interessarsi solo alle stronzate.

    Ma io ne vorrei scrivere. Tanto. Da molto. E non so.

    Ti abbraccio.

    1. Io non c’ero, perché ero troppo piccola e troppo ‘fuori dal mondo’ per capire cosa si stesse preparando. Dopo che è successo, mi è più o meno crollata addosso la realtà – quello e l’11 settembre, insieme, hanno marcato davvero un passaggio nella mia vita.
      La cosa impressionante è che la rabbia mi è salita sempre di più col passare degli anni, e non accenna a scomparire. Ogni volta che leggo un articolo mi viene da piangere.
      Sono stata a fare volontariato all’Aquila in compenso, e per le tue stesse ragioni non riesco realmente a parlarne per iscritto, a farne una storia, perché non voglio che diventi uno stemma.

      E però anche io sono assuefatta e a volte scivolo in quel limbo che si chiama indifferenza, e poi arriva una notizia qualsiasi e risale la rabbia tutta insieme e con questa il sentimento di impotenza, lo schifo, il disgusto.

      Allora forse scriverne ha un senso. O no. Non lo so. Capisco tutto quello che hai scritto, e ricambio l’abbraccio

      1. L’11 settembre anche per me (insieme a Genova) ha marcato un grosso cambiamento. Ho smesso di sentirmi protetta e sono diventata grande. L’11 settembre ero a Los Angeles e non sapevo quando sarei potuta tornare per iniziare la quinta superiore. Poi sono tornata, solo con alcuni giorni di ritardo, chiedendomi se davvero fossi tornata. Si lascia sempre qualcosa dove succede il dolore per avere del posto per poterlo contenere e processare questo dolore.
        Poi sì, interviene il limbo dell’indifferenza a mitigare tutto, ma è solo una bella coperta. Per sopravvivere, credo.

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