Il nuovo episodio di black mirror. **Attenzione, spoiler**

Davvero, ci metto un sacco di spoiler, quindi non leggete oltre. Sto riempiendo i primi paragrafi solo per evitare che nelle anteprime dei social o dei lettori appaia qualcosa che non vorreste leggere.

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Quindi prosegua solo chi 1) non teme lo spoiler 2) chi ha già visto la puntata (che sarebbe meglio, così ne parliamo).

Capito?

Ci siamo?

Ok, let’s go.


Ieri sera, come avevo annunciato, ho guardato l’episodio speciale di Black Mirror, White Christmas. C’era, ovviamente, un hype pazzesco nell’aria, visto che Black Mirror è una serie di qualità stratosferica, e la presenza di Jon Hamm aumentava di tantissimo le aspettative, perché Jon Hamm è vergognosamente bravo (e bello). Non solo in versione Don Draper: se avete visto A young doctor’s Notebook sapete di che sto parlando.

anche il Radcliffe è bravino eh.
anche il Radcliffe è bravino eh.

E insomma quindi tutti quanti a non vedere l’ora.

Bene. Faccio una piccola premessa: il mio episodio preferito in assoluto di Black Mirror è il primo della prima stagione, quello del maiale per intendersi. Lo ritengo il migliore perché è quello che più di tutti e più sottilmente gioca sulla distorsione della realtà e il coinvolgimento psicologico (e la manipolazione psicologica) operata attraverso la tecnologia. Anzi, in questo caso, attraverso i social media, più che la tecnologia. Twitter. Senza bisogno delle sempre più elaborate distopie degli episodi futuri, 1×01 crea una situazione pazzesca in cui le cose perdono il controllo perché quello che ci si aspetta, ormai condiviso in rete, deve avvenire. Si parla di cose che potrebbero succedere pure domani, insomma. Cioè: i video delle esecuzioni che diventano virali non sono così distanti da ciò di cui stiamo parlando.

Gli altri episodi sono tutti bellissimi per varie ragioni, laddove forse il meno riuscito è secondo me quello di Waldo. A molti è piaciuto quello dei tizi che possono fare il rewind, per via della complessità del tema, e molto meno quello del reality show (a me sì invece), per via della facilità del tema.

Rimane il fatto che sia una miniserie fenomenale perché è capace di giocare con scenari distopici più o meno rivisti e risentiti ma aggiungendo un “e se tutto andasse storto”, sempre peggio, sempre peggio, che non è mai realizzato in modo enfatico ma quasi banale. E questo lo rende crudele, inquietante, tutto sommato realistico.

Insomma. Puntata di Natale.

black mirror

Tutti gli elementi di cui sopra ci sono e va tutto a meraviglia: una realtà normale ma leggermente modificata dall’accesso a funzioni tecnologiche che permettono di interagire in modo brutale con gli altri esseri umani, assecondando alcune delle peggiori paure.
Gli zed-eyes (e Jon Hamm che fa una specie di Hitch che capisce le donne), la seconda coscienza artificiale (Con Oona Chaplin che fa la versione corporea di Samantha), la capacità di entrare nelle menti delle persone.
Ovviamente il gioco è a carte scopertissime, perché già a metà episodio avevo capito che quello che viveva il tipo, lì, lo stalker, era finto. C’è Shutter Island, c’è Memento, c’è uno stesso episodio di Black Mirror! Eddai, era troppo facile capirlo. E a dire il vero quella storyline, proprio per il fatto che – anche se resa con molta raffinatezza – era davvero troppo scoperta, non mi ha particolarmente esaltata. Più interessante è la storia di Jon Hamm, ma non tanto quella di Hitch col peep club (e anche qua, era MOLTO PIÙ CHE OVVIO che la tipa fosse una schizzata suicida), quanto quella di Oona-Intelligenza Artificiale schiavizzata (per la cronaca, Oona Chaplin è bravissima).

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Ancora di più se si pensa che Talisa Stark, a parte la gnoccaggine, non aveva ste grandi doti recitative

Peccato che sia la parte cui si dà meno rilievo. La povera intelligenza è ridotta in uno stato di schiavitù e tutto quello che ne esce è una battuta del protagonista che dice “it’s barbaric” in modo che Jon possa dirgli “tu sei buono, eh?” e ripartire con shutter island.
Poi ovviamente c’è tutto il discorso del parallelo con quello che Jon fa all’uno e all’altra, ma è così facile che toglie anche il gusto della riflessione sull’amoralità della tecnologia e della scienza e della conoscenza delle menti etc etc.
Quello su cui gira tutto l’episodio è la funzione del blocco. Ovvero il “ti ignoro e ti escludo dalla mia vita” potenziato ai massimi livelli. Che sì, è inquietantissimo, ma anche lì, non so… mi sembra risolto in modo un po’ facilino. Il finale… meh.

Non lo so.

Continuo a pensare che sia un bellissimo episodio e che però non sia nemmeno così eccezionale. Sono molto molto molto molto combattuta. Ho elencato tutti gli aspetti che non mi hanno convinta, ma mentre lo scrivevo pensavo “epperò dai, è fatta troppo bene, ma che sto a di’”.

Opinioni?

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