Il pane, le rose, l’orgoglio

Ecco, dovevo scrivere un post sul racconto (nel senso di genere letterario), e lo farò, ma intanto devo parlare di questo film che sono andata a vedere oggi praticamente per caso.

Una mia amica ha vinto – allora succede davvero – due biglietti omaggio per l’anteprima di Pride a Firenze, al cinema Portico (peraltro, cinema da tenere d’occhio) (peraltro, cinema che domani HA IN PROGRAMMAZIONE IL FILM DI NICK CAVE). Allora, visto che ultimamente sono andata poco al cinema e a lei avanzava un biglietto ho detto massì, andiamo, è appena finito il queer festival, che vuoi che sia.

Non sapevo nulla del film perché mi sono informata pochissimo, non sapevo nemmeno che c’era Jimmy McNulty. Gli stralci di recensioni che leggevo dicevano roba tipo “Billy Elliot è cresciuto” e quindi temevo qualcosa di bruttoccio. E INVECE.

Dominic West as Jonathan Blake in the film Pride.

Oddio, pecche ne ha*: contesto alquanto l’utilizzo del filtro giallastro per ricordarci che siamo nel passato e che la situazione è brutta, in certi punti del film (altri invece avevano riprese bellissime e alcuni colpi di genio – la ripresa dal basso del leader del movimento gay che muove le mani come un pistolero davanti a un saloon prima di entrare nel pub dei minatori, per dire). E c’è della sdolcinatezza e c’è della prevedibilità, talvolta, anche superflua.

Ma m’importa una sega. Ho capito che non sarò mai una critica cinematografica brava perché, a parte che mi mancano di brutto gli strumenti, come sempre mi prendeva in giro un ragazzo io “sono interessata alla trama”. Ah, stolta io!
Però è vero, a me interessa la storia raccontata, e sono disposta anche ad anteporla alla tecnica. Tipo in questo caso – o nel caso di un paio di film di cui parlerò meglio in altra sede. Perché Pride è certamente un film ‘da cinema’, anche se non ha trovato grande distribuzione in italia e anzi il Portico ha ostentato out&proud di proiettare un film distribuito da un indipendente. Che poi è un film come, che so: Il Concerto, Billy Elliot (cui appunto è stato paragonato per via dei minatori, ma secondo me non c’entra veramente nulla ed è vagamente fuorviante), Grazie Mrs Thatcher… Ma anche un po’ di più in realtà. Anche un po’ meglio. Forse un po’ molto meglio – posto che Billy Elliot a me piacque parecchio eh.
Insomma un film da vedere in famiglia.

Gli anglofoni lo definirebbero ‘witty, brilliant’ eccetera.

appunto
appunto

E poi cazzo ragazzi. Che storia racconta. Voi lo sapevate che nell’84 a Londra un gruppo di gay e lesbiche fondò un comitato di supporto per i minatori in sciopero da mesi? E una raccolta fondi? E nessuno voleva accettare il loro supporto perché si vergognavano di essere supportati dai pervertiti? E solo una cittadina gallese accettò, con le difficoltà, i fraintendimenti, le diffidenze che vennero piano piano abbattute? E che il movimento londinese organizzò un concerto di solidarietà chiamato “PITS AND PERVERTS” con nientemeno che i Bronsky Beat (mai gruppo più appropriato, con somerville con quella faccia lì e la sua Smalltown boy)? E che quando lo sciopero finì e i minatori persero e dovettero tornare a lavoro, al pride di londra del 1985 ALLA TESTA DEL CORTEO C’ERA TUTTA LA UNION DEL GALLES? E che il voto per i diritti LGBT a Londra passò per il consenso unanime del sindacato dei minatori?

Io no.

E un film che racconta questo e lo fa con una colonna sonora perfetta e in modo intelligente e divertente – tutta la sala che si sganasciava a certe battute – e non si dimentica di tutto il resto (l’AIDS, per dirne una, o la questione femminile) (eh, quando tutte le mogli cantano Bread and Roses ‘na lacrimuccia…),ed è curato ma non stucchevole, è sobrio anche nei momenti più drammatici, lascia intendere le cose più che spiattellarle in faccia, boh, io un film così lo apprezzo tantissimo.
Mi ha fatto venire voglia di essere più attiva, di crederci, mi ha fatto, come dire, risalire il socialismo. Nel senso di condivisione della lotta, di solidarietà, di sensibilizzazione.
E vorrei farlo vedere ai miei, soprattutto. Cosa che difficilmente avverrà, ma magari se ne parla Fazio, e lo farà, c’è qualche possibilità.

Ah, ha vinto la sezione Queer a Cannes.

__

Tre aggiunte
1) quest’anno devo posso voglio assolutamente andare a un pride.
2) volevamo anche la maglietta, che è bellissima, ma la davano ai primi 50 e c’era un’orda incredibile di ragazzine impazzite perché nel film recita il tizio che ha fatto la ladra di libri e quindi isteria amore e si son fregate tutte le magliette, saranno state là dalle sette, boh.

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la voglio.

 3) oggi era la giornata mondiale contro l’AIDS. Cicci, cicce, avete fatto il test almeno una volta nella vita? E il preservativo, lo usate?  E voi ragazze, lo pretendete (sì, anche voi ragazzi, ma credo che per le femmine ci sia ancora il caro vecchio stigma dell’imbarazzo e quindi insisto)?


*Un piccolo edit del giorno dopo
la verità è che a me sto film è piaciuto un sacco; e mi sento in dovere di giustificarlo perché in qualche modo mi pare di peccare in qualche modo per questo – perché non è un filmone contorto di otto ore e non ci capisco nulla di cinema etc etc, ma la verità è che vaffanculo, è proprio bellino e dovete vederlo.

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3 pensieri riguardo “Il pane, le rose, l’orgoglio

  1. Caz, mi attirava un sacco e non ci sono mica andata. Stolta come le rEghEzzine ladre di magliette. Vediamo se riesco a recuperare in qualche modo…

  2. Ho letto, proprio poco fa, un articolo su questo film. Sulla carta è interessante. Immaginavo avesse le sue pecche ma, tutto sommato, anche grazie alle tue parole, una possibilità magari gliela do.

    – La maglietta è STUPENDA! Stupide stolte ragazzine.
    – Test fatto. Sono brava!

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