Chiamare il gatto, in senso metaforico

No, non sto per proseguire il post di ieri, perché il post di ieri era un altro dei settemila post sconclusionati che sto partorendo ultimamente.

E invece mi sa che è meglio rimettersi a trattare di un argomento alla volta e cercare di parlarne per bene, senza cosare. Perché mi sono riletta e ho notato che ogni tre per due ci metto di mezzo la parola-ombrello “cosa”. E questa cosa è figa e questa cosa non va bene e insomma tutta questa cosa mi ha cosato i cosi.

Quindi: ordine e disciplina, e un argomento alla volta. Ciò di cui voglio parlare oggi è tutta la storia dei video delle figliole che si riprendono mentre camminano per strada e i maschi le dicono robe (catcall, si chiama).

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Ho letto vari commenti, su fb e altrove, da parte di donne, sullo stampo di “maremma che esagerate ecchessaràmai”. Una di loro scriveva che, certe volte, in giornate grigie, uno che “quando passi ringrazia la madonna” può pure risollevarti di parecchio il morale. A me è venuto in mente che la mia migliore amica, che ora sta in Olanda, sente la mancanza degli sguardi insistenti dei maschi che le fanno capire che ce stanno a prova’, perché quando cammina per strada le pare che non la caghi nessuno e non riesce mai a capire se l’omino ics che le piace ricambia, visto che non la guarda.

Mi sa che il problema siamo noi, allora: che siamo talmente abituate a sentirci dire cose, ad accettarlo come un comportamento normale, che non ci sembra poi così dannoso.
Dice e vabbè, che sarà mai.

catcall

Sarà che, per esempio, ieri mentre passavo davanti a un ristorante, di corsa e senza giacca, le tette mi rimbalzavano e io ne ero cosciente, e lo sono stata ancora di più quando i tipi del ristorante che montavano una pedana hanno detto qualcosa riguardo al giocare a bocce. Era un discorso già iniziato e io non voglio esser paranoica, quindi magari è stato solo pessimo tempismo – non lo so perché non ho guardato in faccia nessuno e ho continuato la mia corsa sballonzolante -, però cazzo, che un discorso così idiota possa essere avvertito come fastidioso è un problema. No?

Più di una volta mi sono sentita chiamare, fischiare, urlettare, apostrofare. Pure quando avevo i capelli mezzi biondi e mezzi viola ed ero adolescente e non mi facevo problemi a mandare a fanculo la gente.

Pure il mio insegnante di kick boxing si sentì in dovere di fare un commento su di me all’incontro introduttivo. E non era sul fatto che ci andai con i codini e sei chili di matita nera e la gonna scozzese nera e grigia e le zeppe manga-darkettone.

Il fatto è che poi è vero, pure a me fa piacere, certe volte: perché mi pone per un istante al centro dell’attenzione e mi fa sentire figa e desiderabile e basta che schiocco due dita et voila. Ma non è vero, perché se schioccassi due dita mi darebbero di troia in venti secondi netti, e perché la maggior parte della gente che lo fa non lo fa perché sono io una gran figa ma perché lo fa con quasi tutte le donne che passano, per un motivo o per un altro, manco fosse un preciso dovere morale. E si incazzano, perché non sorridi. Eppure io continuo a sentirmi vagamente lusingata: ho bisogno della loro approvazione. Di avere la consapevolezza del mio corpo fisico che passa e per un attimo turba la mente di quelli cui passo in mezzo.

Quella cazzo di foto che piace a tutte e sta appesa in diecimila bar e in altrettante case e in altrettante camere da fuorisede rappresenta benissimo tutta l’ambiguità della situazione: è esposta perché è ‘violenta’ ma anche perché esprime il nostro italian style, la nostra bonarietà, ma come siamo simpa e aperti noi italiani.

Mi capita. Ma mi è capitato troppe altre volte che il complimento si spingesse troppo oltre e diventasse quasi un’aggressione – il fruttivendolo che scherza sui meloni, il tipo che si sporge dalla macchina e urla ‘abbona, quanto?’ (se c’è bisogno di specificare, portavo jeans e maglietta e non me lo sto inventando, me lo ricordo. Ero alle medie e stavo andando a ripetizioni di matematica su una strada abbastanza deserta da farmi pigliare un mezzo colpo).
Mi è capitato troppe volte, nessuna di queste è classificabile come reale molestia secondo la mentalità corrente eppure lo sono, e lo sono proprio perché il limite tra complimento e offesa è sfumato, e manifestare il fastidio verso questo atteggiamento è considerato sbagliato, perché bisognerebbe accettare e sorridere.

Ho già postato qui un bellissimo fumetto di Yatuu che si immagina i ruoli invertiti (e sulla questione ci hanno fatto migliaia di video e sai che altro). Il fatto è che nessun video sembra realistico e tutti i fumetti sembrano esagerati, ma non sono poi così distanti dalla realtà. Mi piacerebbe avere il coraggio di andare dietro a uno, a due, e chiamarli, bello gnocco, oh badalì, ma da dove arrivi te?, ciao belloccio, dai salutami, scommetto che la vuoi. Scommetto che all’inizio è flattering e poi inizia a essere uncomfortable. E io comunque sarei una zoccola, perché solo le zoccole fanno sti versi.
Un tipo commentava che – nel video di Roma – la maggior parte dei commenti veniva dagli immigrati. E TE PAREVA. Secondo me lì è sbagliata la regia in realtà, perché è vero che evidenzia questo e magari lo fa anche per dimostrare che son tutti uguali – ma dovevano starci attenti.
Miranda mi faceva notare che se un frocio (se c’è bisogno di specificare, sto usando apposta questa parola) – magari in zona ad alta frequentazione gay – fa un commento a un etero questo si incazza come una biscia e pretende pure di avere il diritto a farlo. Come osi tu checca svilirmi nella mia maschilità? Sembra un esempio che non c’entra, ma invece sì: perché dimostra che il catcall è prerogativa del MASCHIO verso la FEMMINA e nessuna forzatura dei ruoli è contemplata.

l'unico momento in cui ho amato Jenny Schechter
l’unico momento in cui ho amato Jenny Schecter

Magari non bisogna andare a sputare a tutti quelli che ti guardano per strada, ma, per favore, potete smettere o maschi di fare i cazzo di raggi x? E potete smettere o femmine di gioire perché siete state pubblicamente approvate dal mondo?
Questa è la frase più veterofemminista che sia mai uscita dal mio cervello. Scusate. Gioitene se volete. Capiterà anche a me di gioirne a volte. Ma sono convinta che di questo si tratta.

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14 pensieri riguardo “Chiamare il gatto, in senso metaforico

  1. “Uhm, mi sa che di maschi ne frequento più io, Sil, dunque scusa se empiricamente forse parto avvantaggiata”.
    LOL, VABBÈ.
    Scusa, non sapevo che le tue esperienze empiriche valessero come universali. Né che le mie storie passate perdessero valore, o i racconti delle altre persone, o i discorsi coi miei amici maschi (etero) (ma anche gay). Va bene, allora.

    “Rispetto: in parte ovvio, non lo nego. In parte, invece, il rispetto ha a che fare con diritti e doveri ( ed è dunque importantissimo), non con l’attrazione né col sesso”.
    Totally disagree. Nel sesso ci si può anche prendere a sputi in bocca o a calci in culo, ma solo se la volontà c’è da entrambe le parti. Sennò, NO. Ed è rispetto.

    Sul resto… Ok, non siamo d’accordo.

    1. Solo relativamente alla prima parte: sì, sono rimasta all’interno delle grosse generalizzazioni di cui tutti si sono valsi in questa sede fino a ora. Se poi vogliamo fare un discorso serio- serio, mi sa che va cambiato registro e vanno usati dati più precisi.

      Fino a quel momento, direi che allora la mia esperienza empirica vale quanto la tua. So what?

        1. Quello che voglio dire è che o parliamo seriamente, e allora né la tua esperienza, né la mia, né quella del video citato hanno valore singolarmente più delle altre; oppure, se parliamo per generalizzazioni, in effetti io frequento più uomini di te, sessualmente.

          Ma in tutto ciò la parte più seria ( e più politica) del mio discorso era la seconda.

      1. Allora rimango della mia idea: la tua esperienza di sesso diretto coi maschi sarà superiore e non voglio fare a gara a chi scopa di più, ma il fatto è che 1) anche io ho avuto la mia parte di incontri con l’altro sesso e 2) mi permetto di generalizzare un discorso che non riguarda solo me, anche se cito casi specificamente avvenuti a me nel post, quando parlo di queste situazioni, perché appunto sono cose di cui discuto spesso, e credo di potermi fare un’idea della questione anche senza il contatto diretto pene-vagina.

        Riguardo alla questione politica. Se proprio vuoi stabilire una scala prioritaria, posso darti ragione: Senz’altro vengono prima una società aperta e multiculturale e la parità di diritti e stipendi eccetera. Ma siccome non credo che le cose avvengano in ordine di priorità ma i cambiamenti siano simultanei, non potrò mai pensare di privilegiare un singolo aspetto piuttosto che un altro.

        Ps. La cosa del benessere dei criceti è molto simile all’argomento omofobo per cui “se si approva il matrimonio tra omosessuali a breve si approverà anche quello col proprio cane”. Non tiene.

  2. Devo dire che a me è capitato poco spesso di ricevere commenti del genere: forse un paio di volte in tutto. Ma non penso in effetti di essere molto appetibile sessualmente, in effetti.

    Come Silvia immagino sappia già, trovo l’intera faccenda del video poco utile, poco rappresentativa, tutto sommato stupida e vittimista. Penso anche che pseudo-casi e tormentoni del genere aumentino sempre più l’inibizione maschile. Ormai sono tutti ossessionati da ciò che può offendere una donna. Paradossalmente, una delle conseguenze può essere che poi la sessualità delle donne risulti aggressiva, nel caso in cui voglia essere disinibita come quella dei maschi. Ecco, io di questo sono un po’ stufa.
    Credo, inoltre, che questo video non abbia niente a che fare con le questioni veramente importanti per le quali anche io mi definirei femminista: pari opportunità lavorative, pari diritti, fine delle discriminazioni in paesi non occidentali, ecc. Dal mio punto di vista, dunque, questo video è solo dannoso. So di essere impopolare, infatti non avrei voluto commentare. Ma insomma, ecco qui.

    1. “Paradossalmente, una delle conseguenze può essere che poi la sessualità delle donne risulti aggressiva, nel caso in cui voglia essere disinibita come quella dei maschi.” – ma io credo che questo sia dovuto esattamente al tipo di sessismo cui penso, all’idea generale che una donna sessualmente ‘forte’ sia poi considerata aggressiva e castrante. E non deriva certo dalle campagne odierne, anzi, è storia vecchia…
      Chiaramente poi queste sono tutte generalizzazioni.
      Però non andrei a parlare di cose ‘ben più importanti’ – la pratica del benaltrismo mi sta un po’ antipatica, sinceramente -, questa è una questione che mette a disagio molte persone, e quindi è degna di considerazione tanto quanto tutte quelle che hai elencato tu. Ovviamente nei paesi non occidentali ci sono problemi differenti da affrontare, ma non credo che abbia senso delegittimare un tipo di denuncia per rafforzarne un’altra, ecco.

      1. “ma io credo che questo sia dovuto esattamente al tipo di sessismo cui penso, all’idea generale che una donna sessualmente ‘forte’ sia poi considerata aggressiva e castrante. E non deriva certo dalle campagne odierne, anzi, è storia vecchia…”
        In parte sì, è vecchia storia; in parte il femminismo vecchio nuovo ha dato una mano ai maschi a inibirsi ancora di più. Io preferirei più spontaneità da entrambe le parti, anche a costo di avere i commenti di cui sopra. Vorrei tanto un mondo in cui la sessualità e il corpo femminile non siano qualcosa da preservare dai maschi stronzi sempre arrapati e sempre a guardare le tette – magari, a volte mi viene da dire!

        “Questa è una questione che mette a disagio molte persone, e quindi è degna di considerazione tanto quanto tutte quelle che hai elencato tu.”
        Ehm, no. I diritti civili, il diritto al lavoro, il diritto ad equo stipendio, il diritto ad equa educazione ecc. (sottinteso sempre “rispetto ai maschi”) vengono prima del diritto al non disagio, che è – purtroppo – un parametro troppo soggettivo (per non parlare di quello al voto o al non essere mutilate ecc; ma d’accordo, qui ammetto che non sono cose che riguardano le occidentali). Io protesterei per tutte le prime cose; l’ultima anche no. Altrimenti non si finisce più.
        Non dico che vadano incoraggiate le molestie, chiariamo.

        1. La prima parte del tuo commento non la capisco. Non vedo tutta questa inibizione dei maschi, se non al momento in cui non accettano che una donna possa essere ‘disinibita’ quanto possono esserlo loro. E si torna al punto di cui sopra. Non è che dico che bisogna tornare alla cavalleria, tutt’altro: ma anche la libertà e la disinibizione sessuale devono avere come primo punto fondativo il rispetto reciproco, sennò di che stiamo parlando.

          Riguardo alla seconda: ok, certo. Tutte quelle cose che hai elencato sono FONDAMENTALI e meritano le battaglie che meritano. Ma, ripeto, non vedo perché sia necessario pensare a questioni di serie A e di serie B, quando si tratta di insegnare a maschi e femmine il diritto al rispetto, che passa anche da questa precisa situazione.

          1. “La prima parte del tuo commento non la capisco. Non vedo tutta questa inibizione dei maschi, se non al momento in cui non accettano che una donna possa essere ‘disinibita’ quanto possono esserlo loro. E si torna al punto di cui sopra. Non è che dico che bisogna tornare alla cavalleria, tutt’altro: ma anche la libertà e la disinibizione sessuale devono avere come primo punto fondativo il rispetto reciproco, sennò di che stiamo parlando.”

            Uhm, mi sa che di maschi ne frequento più io, Sil, dunque scusa se empiricamente forse parto avvantaggiata.
            Rispetto: in parte ovvio, non lo nego. In parte, invece, il rispetto ha a che fare con diritti e doveri ( ed è dunque importantissimo), non con l’attrazione né col sesso.

            “Riguardo alla seconda: ok, certo. Tutte quelle cose che hai elencato sono FONDAMENTALI e meritano le battaglie che meritano. Ma, ripeto, non vedo perché sia necessario pensare a questioni di serie A e di serie B, quando si tratta di insegnare a maschi e femmine il diritto al rispetto, che passa anche da questa precisa situazione.”

            Perché altrimenti finiamo a combattere per il rispetto del diritto al criceto o allo psicologo per il gatto. Su questo mi sa che proprio non siamo d’accordo ( ultimamente è emerso spesso): io penso che alcuni diritti, e il loro riconoscimento per tutti, vengano prima di altri. Il benessere emotivo delle donne è importante, ma non è una cosa per cui lotterei. Per il loro diritto al voto o al lavoro o all’istruzione, così come per quello di chiunque altro, sì.
            Uno stato senza frontiere non potrebbe accollarsi le prime cose; le seconde spero proprio di sì.

  3. avevo scritto un commento lunghissimo e chiaramente si era persa la connessione, quindi in modalità “FUCK EVERYTHING” ho lasciato perdere.

    Però: secondo me il problema maggiore è proprio il fatto che noi siamo abituate e che ci adeguiamo (il ‘ma che zoccola quella’ etc); che alcune delle mie amiche mi dicano, quando mi lamento con loro, “e che ti aspetti se vai a giro con quelle scollature/gonne” (perché è vero, me lo aspetto, ma cazzuiu, potrò vestirmi come voglio senza che i cromosomi XY si sentano in dovere morale di commentare?) (no, a quanto pare no).

    Comunque voto appieno la snob-proposta di fare i versi ai maschioni. In pubblico e out loud. <3

    Ultima cosa – a me quella foto piace assai, eh!

  4. Riflettevo molto anche io sulla questione in questi giorni. Una parte di me minimizzava, dicendo “ma sì, che sarà mai”. Anche a me è capitato e capita di ricevere commenti – non con quella frequenza devo dire – e generalmente passo avanti e penso che sfigati, senza permettere loro di invadere il mio spazio o permettere a me di sentirmi invasa. Dall’altra parte, però, ho fatto la tua stessa riflessione e mi sono detta: non è che, ormai, per noi sia la normalità?
    E tutto mi ha fatto un po’ schifo.

  5. Come ben sai sono una che gira spesso in gonna&tacchi quindi se le sente dire anche relativamente spesso certe cose – devo dire che ho un po’ di pietà per il maschio italiano che è così fissato sull’orlo della gonna che manco ti guarda in faccia e rischia di rendersi conto soltanto dopo che mi sono voltata per mandarlo affanculo di quanto poco, in verità, io sia appetibile sessualmente.

    (Anche io ho American Girl in Italy appesa in camera: sia perché quello all’angolo è il Gilli e quando ho comprato la stampa io e Lapo andavamo sempre al Gilli, sia perché mi affascina il tipo di violenza che ne permea – sì, anch’io come femminista-slave sono bella ambigua.)

    Secondo me un grosso discrimine è la componente sessuale/volgare della battuta: se mi chiedi “Quanto?” mentre passi in macchina rischi di trovarti i fari della suddetta macchina spaccati a calci nel giro di sei minuti. Però al vecchietto sconosciuto che mi dice “Signorina, che eleganza!” non riesco a volergli male, nonostante sia ben consapevole che il meccanismo e la possibilità di violenza è la stessa.

    Nota: donne, iniziate a comportarvi con i vostri conoscenti come gli sconosciuti si comportano con voi. La prossima volta che vi capita un amico a tiro mettetegli tutte e due le mani sulle chiappe e ditegli “UHM, ma che bel culetto che hai, come me lo scoperei ben bene.” IL TRAUMA NEI LORO OCCHI. Basta così poco per sconvolgere il Maschio Eterosessuale e fargli cambiare, almeno per un momento, prospettiva.

  6. Vogliamo parlare delle donne che danno delle troie alle altre donne per come si vestono o per la loro “condotta sessuale”? Parliamone dai!
    Io lavoro in un ambiente dove “quella? quella è là perché l’ha data via”.
    Può anche essere, però a me “oh tu donna che usi il tuo corpo per fare carriera” fai schifo umanamente. Non perché sei donna o perché ti vesti “a zoccola”.
    “Don’ t judge a book by its cover” come dice Frank-N-Furter.
    Io mi sento di aggiungere “Don’t judge at all”.
    Poi per quanto riguarda il personale, io ho praticamente la gobba per non far vedere le tette.
    Quindi sì, uomini, smettete. Grazie.

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