La ferocia

No, non voglio parlare del bellissimo romanzo nuovo di Nicola Lagioia, a quello sto lavorando in separata sede. Voglio parlare della sensazione che ho addosso in questi giorni.

Perché sono amareggiata e piango con un nonnulla, nel senso, mi scappano le lacrime pure quando Rumpelstiltskin sceglie di diventare Sì, Oscuro Signore! per proteggere il figlioletto. Mi scappano le lacrime se leggo notizie belline e ancora di più se leggo notizie orrende. Mi scappano le lacrime se ascolto Let it go. Il problema è che all’amarezza si sta aggiungendo sempre di più una grande rabbia, e a dire la verità credo che la maggior parte delle volte tutto questo lacrimare sia dovuto a questa.

Perché cazzo.

Non c’è giorno che non senta parlare di soprusi sulle persone, le sentinelle in piedi, quei subumani che hanno stuprato un ragazzino con un compressore (ma dio di un dio, ma ci rendiamo conto?) per ‘gioco’ – a proposito, Adinolfi che vai ai convegni a dire quanto sia brutto lo stigma dell’obeso e poi però butti addosso ai gay uno stigma ancora più pesante, un po’ di coerenza nella tua esistenza no eh? -, le riforme del lavoro che pensano ai giovani ma solo per finta, la stagnante immobilità di quest’anno come dell’anno passato, le donne picchiate ammazzate umiliate pure da chi vorrebbe ristabilirne un ruolo e un valore sociale: mi fa tutto schifo.

MI FATE VOMITARE.

So che sto per dire una cosa ‘ggentista’, ma purtroppo la verità è che mi fanno cagare tutti i politici di ogni colore, non riesco più a seguire con occhio critico la situazione perché mi sembra solo che ovunque mi giri vengano lanciate fraccate di merda e basta, parole a vuoto senza cognizione di causa, davvero cazzo queste persone hanno perso la capacità di guardare cosa succede fuori dal loro caldo nido. E mi incazzo perché io ho sempre, sempre, sempre creduto nella politica. Non sono mai stata un cervello sopraffino al riguardo, ma nel mio piccolo cercavo di fare per bene, cercavo di partecipare. E invece adesso non saprei nemmeno a cosa partecipare, visto che ovunque mi volto vedo il nulla cosmico.

Forse è per questo, allora, che avverto in modo così forte la questione LGBTQeccetera. Certo, mi riguarda anche da vicino e certo, era una questione che mi interessava anche prima. Da quando ho coscienza del problema, mi reputo a favore di adozione, matrimonio, uguali diritti e annessi e connessi. Non perché ho tanti amici ghei o perché lo sono io stessa, ma perché sono dei fottutissimi diritti basilari. Però è qualche mese che la cosa mi tocca davvero profondamente. Vorrei fare qualcosa. Per esempio, vorrei fortissimamente mettere le mani addosso a Dario Nardella, ovvero l’esimio fantoccio sindaco di Firenze. Che, ho appena appreso dal giornale, NON ERA IN AULA al momento di votare la proposta del consiglio comunale di aprire alle trascrizioni dei matrimoni all’estero. Prima te ne esci con tutte quelle puttanate, o Dario, quelle puttanate ancestrali sul fatto che i sindaci che vanno contro la circolare di Bentivoglio Angelino lo fanno per distinguersi e poi…
E poi?
E poi non prendi posizione. Bravo. Bis. Avesse votato contro, lo avrei infamato, ma più a cuor leggero. Invece così si è preso lo spazio per fare il povero piccolo offeso che ce l’hanno con lui, NON ha votato e ha ottenuto pure una certa visibilità.
Che poi. Io, ripeto, non me ne intendo di politica ‘alta’, di strategie: ma non capisco il senso dell’astensione o del non presentarsi in aula. Non lo ho mai capito. Mi viene solo da pensare però che poi è inutile che si lamentino che c’è poca affluenza e il popolo non vota e siamo nella fase dell’apolitica, della postpolitica e del salcazzo. Se loro sono i primi.
Bel troiaio.

Poi sull’internet gira quella cosa da mentecatti assoluti sull’alluvione a Genova che è colpa dei ghei e di Don Gallo.

Poi mi vado a vedere un video su youtube in cui si guardava quante persone sarebbero intervenute in qualche modo durante un’aggressione di stampo omofobo [risposta: una. e due dopo. tra questi due, un vigile urbano.]

hi
(che, peraltro, aveva questa perla nei commenti. scusate la qualità bassa. Dell’immagine, del commento, e delle grasse risate che vi starete facendo)

Poi stamattina litigo con Pablo perché ha una strana idea del SSN, tipo che se ti ritrovi con una fascia più alta nell’impegnativa tu puoi andare dove devi andare a fare settanta euro di lastre e loro ti dicono ah ok, non fare l’esame tesoro del cuore, risolveremo noi per te il problema <3! Non so, secondo me non funziona proprio così. Lo scoprirò oggi pomeriggio.

Comunque insomma metti tutta questa roba più altri vari affari miei. Metti che stamattina alla fermata del bus ci sono due signori, due turisti italiani del nord. Metti che il coniuge maschio la prima cosa che fa è lamentarsi del degrado ed è colpa dei giovani che tirano via i tabelloni del bus. Metti che due secondi dopo facciano un commento sui negri che vengono qua a rubare, che quello lo sanno fare bene, mica lavorare. Metti che la coniuge femmina dice sono tutti schifosi delinquenti, e il marito risponde: in Africa c’è l’ebola, possono andare lì e morire tutti.
Metti che dietro di loro c’ero io, sottovento, e sentivo ogni parola. Che dovevo fare? Stare zitta, forse, visto che non stavano attaccando nessuno direttamente. Ma, gente, non so se potete capire lo schifo, l’urto, la rabbia, la desolazione che ho provato. E quindi.

“Mi auguro che voi non siate cattolici”.
“Come?”
“Mi auguro che non andiate in chiesa”
“Certo che ci andiamo, scusi, perché?”
“Perché con i discorsi che avete fatto dovreste vergognarvi di metterci piede”
“NOI? VERGOGNARCI? Signorina se è contenta lei faccia pure, noi siamo ben convinti delle nostre idee”
“Sì, vergognarvi, e complimenti per l’ipocrisia”.

Ho creato il disagio alla fermata, anche perché nessuno a parte me aveva sentito cosa stessero dicendo. E fumavo di rabbia – ho dovuto allontanarmi fisicamente da quelle persone. Non ho detto chissà cosa, purtroppo tutte le frasi a effetto mi sono venute in mente dopo, come al solito (“se proprio volete fare queste cose, fatele in privato!”). Ma sono felice di aver disturbato la loro giornata. Per carità, non è che adesso si ravvederanno improvvisamente e andranno a fare i volontari nei centri di accoglienza o in missioni umanitarie. Ma almeno li ho disturbati, li ho messi in imbarazzo, ho messo in discussione la loro suprema integrità. Per un minuto, eh. Poi loro avranno detto qualcosa su questi giovani d’oggi senza rispetto e che andassero a lavorare – infatti andavo a un colloquio, speriamo che il karma mi ricompensi, che se è per dio allora ciaone, guarda con chi sta – e poi saranno tornati a compiacersi di sé e disgustarsi del mondo. A me è rimasta la rabbia.
E però. Sarei stata peggio se non lo avessi fatto.

E quindi:

(e viva le eroine disney che ti fanno venire voglia, ogni tanto, di reagire)

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