Troppe cose tutte insieme per un titolo sintetico

ah-ah!

pensavate ci avessi rinunciato. E invece, puntuale come un orologio fabbricato in qualche fabbrica moldava di marca Praha, sono tornata.

ciò non mi impedirà di usare un'illustrazione dell'amatissima Natalie Dee
ciò non mi impedirà di usare un’illustrazione dell’amatissima Natalie Dee

Gli è che non ho ancora finito di lavorare lì, dovevo finire un paio di giorni fa ma mi han detto dai rimani!, e io ho detto ok! per quanto?, e loro hanno detto boh?, e io ho detto vabbè, e loro mi hanno mandata a fare la cameriera al bar. E io avevo una paura suina, perché la destrezza e la grazia non sono esattamente le mie caratteristiche principali; e considerando che prima di me a fare quel lavoro c’erano giovani e filiformi irlandesi o meno filiformi ma sempre giovani e sorridenti olandesi, temevo molto l’effetto shock sui clienti.

Perché poi che fo, mi trucco mi imparrucco mi invento un sorrisone fintone e poi? Come me la invento la gradevolezza, la simpatia, tutto lo yeeeeah delle irlandolandesi?

hellno

Vabbè poi in realtà è andata benone. A parte che ci ho chiappato un decino d’euri di mancia, ma poi c’era la musica dal vivo e tutti cantavano e non ho dimenticato nessun tavolo e ho portato i resti giusti e l’ho buttata parecchio in caciara sul versante “siamo tutti amiconi-bella italia” e quindi l’abbiamo sfangata.
L’orario di lavoro è più pesante, entro alle sei ma esco veramente dio-sa-quando, però considerando che pure dove stavo prima sforavo sempre tantissimo e mi ritrovavo sempre a pulire tutto da SOLA, direi che qui che fanno tutti tutto insieme e non se ne vanno lasciando la gente a buopillonzi che pulisce per terra a sgobbare, c’è più giuoia. E più birra.

Comunque il mio decino l’ho già prontamente dilapidato da un parrucchiere che costava poco perché dovevo farmi sistemare i capelli e in realtà penso già che avrei potuto accumularne un po’ di più e andare da uno che costa di più e farmi fare un taglio un po’ meno “meh”. C’è della raccattatezza. Ma pazienza, crescono veloce e al prossimo giro vo a farmi salassare dai fighettoni fiorentini.

Prima di tutto ciò, però, me ne vado a fine settembre nella ridente comunità materana per una settimana. Se non siete mai stati a Matera, andateci ora, capre [leggero endorsement per Matera2019 – non me ne vogliano i senesi, sapete che vi ci ho nel cuore, ma Siena è già ricca (ok, discutibile) & famosa da sé]. Essere capre è un bene per chi vuole andare a Matera visto che è tutto un saliscendi, ma attenti alle suole lisce che sui sassi si scivola assai.
No, davvero, è una città bellissima, e molto più viva di quello che uno sopra la linea roma-ancona potrebbe aspettarsi. c’è i clubbini jezze, si mangia divinamente, c’è le librerie, c’è i negozi, c’è i robi musicali (c’è veramente un monte di musica a Mt, pure il conservatorio hanno), c’è i robi culturali. E io per l’appunto vado a un robo culturale, il Women’s Fiction Festival. Ci vado per vie un po’ traverse, ma insomma dovrebbe andare tutto in porto. Se poi non ce la faccio a infiltrarmi pazienza, sarò stata una settimana a non fare altro che nutrirmi di cibo, Dico infiltrarmi perché per partecipare agli eventi superfighi del WFF se paga! Che è l’unica pecca di questo festival, ma del resto propongono cose veramente superyeah. Io speriamo che me la cavo, intanto vado all’arrembaggio, e menomale che ho comprato le birkenstock a 25 euri su amazon, così magari non mi spacco le mie già delicate caviglie.

Dopodiché sarà ottobre e ricomincerà la tiritera sempiterna della ricerca di lavoro, e mi vorrei anche spostare a Firenze, che in Maldarno non ci si sta più, l’umido mi soffoca, però non posso certo contare su quello che ho guadagnato qua. Che me volevo fa’ er tatuaggetto, me volevo compra’ il computer, tante cose belline che sono nuovamente rimandate a data da destinarsi. E vabbè. Però ho fatto un sacco di acquisti improbabili: una maglietta rosa con dei gufi veramente swaggers, dei pantaloncini verdi giroculo a vita alta che non metterò mai, un vestitino a pois che il caposala m’ha detto che sembravo la tipica australiana in vacanza (e non è un complimento),e tante altre cose supersimpa. Poi per fortuna ho scoperto Depop e credo che cercherò di rivenderci un po’ de roba perché veramente ho cose nell’armadio che avrò messo tre volte in croce e non le butto e non le indosso.

Ah e poi c’è la situazione cervello in ferie: ho finito Il buio oltre la siepe in pochissimo tempo ed è UAUAUAUAUAUAUAU bellissimo un sacco di piantini e quella adorabile Scout e tutto quanto, tutto, bellissimo.
Sto leggendo adesso Il giovane Holden. Dice, ma come, solo ora? No, in realtà è la terza volta: la prima fu all’età consona per leggere Holden la prima volta non capirci niente e dire che è una merda inutile e non si capisce perché tutto ‘sto successo; la seconda al corso obliquo ché dovevamo farci gli esercizi su e allora sì che l’ho letto per benino e mi è piaciuto assai e la terza adesso, perché finalmente è uscita una nuova traduzione, ad opera di Matteo Colombo (quello che riesce a tradurre Dan Savage mantendendone la spassosità). Gran lavoro. E sempre gran bel libro.
Ma il libro che merita menzione specialissima in questa estate di abbrutimento tra un cappuccino e una serie tv (oh, orphan black: non mi ispirava per niente, invece è una gran serie) è una cosa per ragazzi che ho trovato in biblioteca:

cattiveragazze_bassa
qui la scheda del libro

sono 15 raccontini a fumetti molto striminziti che raccontano storie bellissime di donne spettacolari. ovviamente è molto semplificato, tutto quanto, ma è veramente un libro “inspirational” e lo dovrebbero leggere tutti quanti, maschi e femmine, tipo quelli che al ristorante dicono che le donne non hanno la mentalità adatta a fare le CEO delle aziende, no, leggetevi la storia di Elvira Coda Notari e della sua Dora Film e andatevene un tantinello a quel paese.
E soprattutto lo dovrebbero leggere quelle poveracce che sono convinte di non avere bisogno del femminismo. O quelle che si dicono femministe ma si incazzano perché Beyoncé ha parlato di femminismo ma lo ha fatto col culo al vento. Mi fanno arrabbiare quasi quanto quelli che fanno gli snob nei confronti dell’#icebucketchallenge (a proposito di snob, GRAZIE, snob, per non avermi nominata. Sono cagionevole).
Le mie preferite sono Olympe De Gouges, Nellie Bly, Aleksandra Kollontaj e Claude Cahun. Non ci metto manco un link: andatevele a cercare. Poi mi dite. Lo sto spacciando ovunque sto librettino, ma forse – ahem – dovrei anche restituirlo alla biblioteca a un certo punto.

Che poi ci ero andata per prendere Perché ci siamo lasciati, di quel geniaccio malefico di Daniel Handler AKA Lemony Snicket (qui la recensione di Tegamini). Ma non c’era, quindi ho preso questo, e quando mi deciderò a separarmene passerò a Handler. Di cui peraltro tutti quanti dovreste leggere pure “Avverbi“. Ha la copertina di Clowes! Non fosse che per questo.

E poi boh, niente. La sveglia del mio windows phone mi avvisa che è ora di realizzare che tra poco si entra a lavoro, e per quanto possa io pigiare il meraviglioso tasto “posponi” (no, sul serio: posponi? AMICI DI WINDOWS, PARLIAMONE. quando lo leggo la mattina è sempre un trauma), la realtà incombe prepotente su di me.

quindi ciao.

 

[PS. wordpress oggi ha deciso che ci odia, o almeno che MI odia. quindi se succedono cose strane a questo post, colpa mia non è]

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