Burning down the house

E insomma abbiamo (io, miranda, i gatti, i miei, ma soprattutto io) rischiato brutto stamani.

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Premessa. I miei non ci sono da giorni, mio fratello se ne è andato ieri e io lavoro lavoro lavoro e poi c’è Miranda qui che ci si vede praticamente solo la notte. #weonlycameoutatnight

Mi sono alzata ancora mezza addormentata ché ieri abbiamo fatto le cinque, miranda et moi, dopo il lavoro, per vedere un film svedese de lesbiche svedesi (Kyss mig) (bello, a parte il finale tremendo). E ho da finire la traduzione quindi mi alzo, bestemmio, mi guardo allo specchio e vedo: brufolazzi da seconda adolescenza (o da nutrizione molto sbagliata, stress, ecc ecc), occhiaie, generica faccia di culo e peli.
Troppi.
Visto che il femminismo contemporaneo mi permette di essere libera anche senza pelazzi (a proposito, ieri a lavoro è scappata fuori la questione femminile, ma ciò merita un post a sé. E così la lista di post da scrivere sale), ho pensato: mi faccio la ceretta, POI mi metto al lavoro.
Quindi ho intrapreso le azioni solite della ceretta: prendo pentolino con cera a caldo, metto pentolino su fornello, mi viene in mente la faccia di Madreh che urla che tengo la fiamma sempre troppo alta, metto la fiamma al MINIMO, vado un attimo in bagno a mettermi la crema sui piedi già che ci sono, sento un po’ di puzzo di bruciato, torno in cucina e sul fornello ci sono le fiamme dell’inferno con Woland che ci balla sopra e mi invita a partecipare al sabba.

E dire che avevo tolto l’applicatore (uno spartano cosino di legno del Magnum). Forse ha preso fuoco il manico del pentolino, o forse la cera direttamente. Comunque la situazione era nera, nerissima. E le fiamme salivano con gioia verso la cappa, in un tripudio di fumo tossico e puzza e anche un pochetto di paura. Un pochetto, perché soprattutto pensavo “e adesso che cazzo faccio?”
Ho aperto l’acqua. “acqua più cera…. Uhm”
Ho iniziato a soffiare, effettivamente un po’ s’è calmato il delirio ma avevo paura di propagare le fiamme.
Ho chiuso il gas.
Ho bagnato uno straccio e ho provato a sventolare/staffilare il fuoco senza immergere lo straccio in quella cosa viva che un tempo era un pentolino, ovviamente urtandolo: la cera si è un po’ rovesciata sul fornello di acciaio, ma spenta.
Il pentolino continuava a bruciare.
A quel punto con lo straccio bagnato l’ho buttato sotto l’acqua, col manico di plastica rotto, bruciacchiato, una puzza tremenda, ma niente più fuoco. Lì ho finalmente realizzato che se vedevo nero con le stelline non era solo colpa del fumo ma che magari un certo abbassamento della pressione unito al fatto che stavo respirando cera e plastica bruciata poteva influire.
E già ho mal di testa da tre giorni.
Apri tutte le finestre, apri la ventola, scaccia i gatti che vogliono mangiare, raccatta la tua roba, ripulisci un po’ le superfici che pareva d’essere nel diretto Termini-Firenze qualche anno fa, quando nel tunnel tra il valdarno e firenze facevano i lavori e ne uscivi ricoperta di schifo nero.

Sono ancora ricoperta di schifo nero, in realtà.

Ho preso un brufen preventivo e sono tornata da Miranda che ronfa beata e nulla ancora sa.

Ora mi metto a tradurre.

‘О μύθος δελοι οτι: la cera brucia, io quando sono stanca sono un pericolo pubblico.
Ho bisogno di riposo, e di un’estetista.

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aggiunte fotografiche:

gli effetti del fall-out sulla roba che sto traducendo.
gli effetti del fall-out sulla roba che sto traducendo. No, non è toner finito.
questo è un SEGNALE. UN AVVERTIMENTO.
questo è un SEGNALE. UN AVVERTIMENTO.
Gli effetti del fall-out sul mio telefono
Gli effetti del fall-out sul mio telefono
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