Suona suona campanino

Onda, agosto 2013
Onda, agosto 2013

il punto è che ci ho vissuto sette anni.

e allora non è che uno si dimentica facilmente delle cose che sono successe – i piedi nudi nel tufo, che oltre a esser fresco porta bene, dicono, o il cavallo che ti zoccoleggia sotto casa, o le lotte per entrare nella strada di casa tua durante l’allestimento dell’ennesimo cenino. Non si possono dimenticare, e allora ci si trova a discutere con quelli che dicono che è disumano-poveri-cavalli (non avete idea) e a cercare di convincere ManoLestaJoe al ristorante a mettere su Rai2 verso le sette. Giusto per dare un’occhiatina.

Perché ci hai vissuto, e oggi hai in mente tutto ciò che hai odiato e amato. Il vinaccio della contrada che vince, il caldo torrido dell’attesa – che la prima volta avevi mangiato troppo poco e faceva troppo caldo e rischiavi di svenire lì -, la sublime banalità del momento di silenzio prima della Mossa, i contradaioli che ti fregano il posto duramente conquistato e non puoi dire niente e va bene così, i cazzeggi con gli amici, gli spazzini che ti buttano l’acqua addosso quando sei lì dalle due e urli grazie, oppure l’ingresso all’ultimo minuto senza speranza di vederci qualcosa ma determinato a esserci, o ancora il silenzio in tutte le case di Siena, tutte, perché tutte sono concentrate davanti allo schermo. E poi si riversano in piazza, in chiesa, per le strade, ed è una festa che anche quando ti lamenti perché non puoi studiare, che accanto alla biblioteca ci sono gli sbandieratori e i tamburini del Montone che si esercitano, perché ti chiude Rosy o perché non ci si siede in piazza o perché c’è un casino della madonna OVUNQUE poi alla fine ti piace. E canticchi.

Nella piazza del caaaampo, ci cresce la verbeeeeena, viva la nostra sieeeeeeeeeeeeeeena….

Che ogni anno dicevo “ma chissenefrega, manco so’ senese, manco mi vogliono” e ogni anno guardavo la carriera ovunque fossi, e in Piazza ci sono andata quattro volte su sette, e una il 16 agosto, e mi chiedevo chi me l’ha fatto fare e poi però lo sapevo già.

e din don, din don, din don.

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[le foto, a sto giro, son tutte mie]

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