[tutto fuorché] ATRAPALO!

Ovvero: un rapido recap della mia vita dopo il Primavera Sound. E anche un po’ prima. Ma non durante, su quello ci vuole un post appost e devo ancora scaricare le foto.

sono stata al Primavera e ho le prove
sono stata al Primavera e ho le prove: ho ABONO.
(e sì, quello accanto è Bush in divisa da Spiderman. Bei tempi, il liceo.)

L’ho già detto che sono stata al Primavera?

COMUNQUE.

Circa venti miliardi di anni fa, un mio amico nonché ex fidanzato di cui Miranda è gelosa perché ne parlo spesso, mi fece contribuire a una sua playlist del sessoh, che doveva fungere assecondando i ritmi del prima durante dopo, appunto. C’erano un monte di canzoni belline che adesso non userei mai come colonna sonora del sessoh, ma erano belline. Insieme a cose di cui non saprei ricordare nomi o titoli, insieme a due pezzi della colonna sonora di Amelie (SHAME ON YOU, D.) c’erano i Cure, i Led Zeppelin e loro.

(Non era questa, era una roba lunghissima strumentale e ripetitiva – eufemismo – di cui non ricordo assolutamente il nome.)

Comunque. In mezzo a sta roba, c’era anche una bella cover di No ordinary love fatta dai Deftones, che mi garbava assai e infatti ho continuato a ascoltare a prescindere dal ciddì sessone. IL PROBLEMA è che adesso non posso più nemmeno nominarla senza avere il voltastomaco, perché l’originale di Sade sta nello stramaledetto cd che mettono in loop al ristorante dalle ore 18 alle ore 23, insieme alle noiosissime cover pseudo jazz di una pseudo Nouvelle Vague con la voce ancora più moscia. Uccidetemi.

Sì, questo vuol dire che ho ricominciato a lavorare al ristorante, anche se, per quel che ne so, da lunedì potrei di nuovo essere a casa. Più o meno è andata così: il giorno della PARTENZA PER BARCELLONA, mentre litigavo col lettore mp3 che ha deciso di andare a morire esattamente mentre cercavo di caricarci su Reflektor in vista del concertazzo dei Fuochi d’Arcadia, mi chiama la CAPA e mi fa: puoi venire il cinque alle cinque?
ok.
Fine delle comunicazioni.

Poi c’è Barcellona.

Poi torno, e CAPA mi manda un messaggino su whatsapp (che modernità, yeah), che contiene l’orario della settimana. il 5 sono alle 18,30, ieri ero alle 18,30, oggi sono alle 18,30.
Scrivo a CAPA: ma il 5 a che ora devo venire?
Alle 17.
Boh, vabbè, io segno (#sossoldi).

Ieri, per scrupolo, riscrivo a CAPA: oggi vengo alle 18,30 come da orario?
No, vieni alle 16.
E me lo ha scritto, giustamente, alle 15. Perché noi valiamo!
E va bene che sossoldi, però io ero lì che stavo smadonnando a voce alta sola in casa contro la bibliografia della tesi che un ragazzo sta scrivendo per un ragazzo disabile e di cui mi fa correggere le bozze (vi frigge il cervello? Pensate a me, che di storia tedesca del 19 secolo ne so A PACCHI).

E mi ero fatta un programma rigorosissimo di robe da fare che veramente oh. Mi sono anche alzata alle 8,30. Dico. Ovviamente è tutto andato a farsi friggere insieme al cibo del ristorante, e quindi ho finito stamattina, e ora devo andare all’ovviessss a comprare venti paia di pantaloni neri da impuzzolire senza imbarazzo. Leggings, tanto il CAPO ciancicherebbe sederi e quant’altro anche se avessi la corazza, con la scusa che il bancone è stretto (mi chiedo che scusa abbia con le cameriere, che in sala c’è spazio).

A proposito, amici che lavorate – a prescindere dal capo che è un essere schifoso contro cui non si può combattere -, ma voi chiamate abitualmente le vostre colleghe femmine “stella” “tesoro” “bellezza” e vaffanculo? Perché una volta ogni tanto lo posso capire, ma dopo mi viene il sospetto a) che non vi siate dati pena a imparare il nome; b) che siate dei coglionazzi incapaci di dire grazie a una femmina senza aggiungere un vezzeggiativo (e vi credete pure dei signori). Vi ammazzo tutti.
E SONO SOLO AL SECONDO GIORNO!
No perché di base, finora, apprezzo più di tutti il cuoco che se non si ricorda il mio nome mi chiama Giovanna o Luigia o Roberta o sounché, ma scherza e soprattutto mi ringrazia sempre quando gli porto da bere – mi ringrazia dicendo “grazie”; poi il mio collega al bancone che al limite mi sfotte; poi il caposala che è lo stereotipo del burbero toscano cuoredoro e mi chiama bionda ma me spiega le cose per benino; in generale dai vabbè sono tutti più o meno brave persone, ma al tipo simpatico che è lì per imparare l’inglese tanto cià i soldi e non je serve lavorà (così la mette lui) (ma è simpatico davvero), la prossima volta che mi dice “ti amo” quando gli do un bicchiere di pepsi-spacciata-per-coca di sgamo, gli arriva una labbrata. TI AMO LO DICI A TU’ SORELLA. Di solito gli rispondo “prego”. Ma cazzo, basta un “grazie”, perché devi fa’ le smancerie ad minchiam? Non è che te la do.

"tesoro"
“tesoro”

E poi non so cosa sarà di me da dopo domenica (che lavoro, dice, dalle 17).
Vabbè. il mio mantra l’ho preso da Treme (a proposito! Al primavera c’era il Doctor John. Quello di Tipitina. Non ha fatto Tipitina ma l’ho amato lo stesso assai): do it for the money. Ovvero: #sossoldi.

E sempre for the money sto ancora impelagata con questa benedetta tesi, che ormai è diventata un golem. Dice: è una rapida correzione di bozze, a video.

NO.

Trattasi di un improvvido delirio di poche ma deprimenti pagine con periodare che somma il sostrato toscano dell’autore a quello inglese dei libri su cui la tesi è, diciamo, fortemente basata, con conseguenze che solo io posso immaginare perché non auguro a nessun altro questa esperienza. La cosa tragica è che non è colpa di nessuno: quello che scrive ne sa quanto me di storia tedesca del 19. Jahrhundert, fa quel che può, tutti facciamo quel che possiamo; e io mi sento quasi in colpa a lucrarci (quasi, ma non abbastanza per non farlo).

Solo che poi me mandi la bibliografia di un capitolo da rivedere. “C’è solo da trovare qualche nome che manca”, dice.

(e ora odiatemi perché sto usando in modo ironico un fotogramma di Hiroshima Mon Amour)
(e ora odiatemi perché sto usando in modo ironico un fotogramma di Hiroshima Mon Amour)

Volevo morire, morire, moriiiiiiire: 130 note, quasi tutte bibliografiche, quasi tutte sbagliate. Ma no sbagliate che tipo c’era l’ordine invertito o un corsivo saltato o un nome scritto male (con tutte le acca random dei tedeschi lo posso comprendere), no, sbagliate che mancavano i nomi, che i titoli erano a mezzo, che a volte ci stava londra come luogo di edizione e invece era new york, che non c’era un criterio definito e quindi a volte erano all’americana e a volte all’italiana, che una volta si cita un testo del 68 e nella nota dopo lo stesso testo è del 78, che il tedesco era tutto da rivedere e l’inglese pure e oh, boy, ho capito che ci sto io a farlo per te, ma ‘na botta de google ogni tanto mica fa male neh.
EPPOI, visto che ci sto io a farlo per te, leggile le cose che ti segno! Se ti sottolineo un pezzo intero dicendo che non ci si capisce ‘na parola perché è palesemente tradotto dall’inglese in modo diciamo rapido e ci sono periodi che non filano e io non so come metterci mano perché rischio di far passare lucciole per lampioni dell’autostrada, sistemali, non è che mi ringrazi e ciao.
Poi so’ cacchi tua, vabbè, però nel senso. Ecco.

Comunque adesso ho finito le note. La prossima task, che in realtà era anche quella del pre-Primavera, è tradurre due capitoli da un saggio inglese e evidenziare le parti citabili e in generale fargli un riassuntino. Ci credete se vi dico che a metà del primo una volta mi sono letteralmente addormentata al computer?
Il mio cervello ha deciso di ribellarsi all’oppressione della noia e della pomposità anglosassone e quindi si è spento. Così. Puff.
È stato bellissimo.

Bene. Adesso che ho anche scritto il post (ovviamente compreso nella rigorosa schedule di oggi), posso mangiarmi il mio #FittamiQuesto yogurt yomo al biscotto ai quattro cereali e poi proseguire.

Richiesta importante.

[Facciamo rivoltare Carrie Bradshaw nel botulino]

Ho un monte di libri e niente da leggere.

Consigli?

Enfin, figate random:

1) RIECCOCI!
1) RIECCOCI!

2) Dovrei lavorare a una cosa figa per un sito figo, ma devo rifletterci ancora un pochino. Però è una figata vera, una cosa per cui sono veramente felice.

3) Ho visto la prima trilogia degli IcsMen con Miranda, ore e ore di sboronate epiche. TEMPESTA FTW.

4) Ho visto l’ultimo film degli IcsMen al cinema con la Signorina Random e gli amici nerdi (ma Captain Ammmèriga era più pregno di epicness e sboronitudine, mi pare).

5) Ho visto il mio primo film in 3D a parte quello che vidi a Gardaland con gli effetti speciali e Avarat (non è un refuso).

(e se è per questo non è nemmeno un film)

Trattasi di Dial M for Murder del signor Alfred Hitchcock, quei geni della cineteca di Bologna ce lo hanno reso come babbo lo ha fatto e quindi ci siamo goduti la manina di Grace Kelly che buca lo schermo prima di non-morire. Bellissimo.
Posso tranquillamente non ripetere mai più l’esperienza del 3D, almeno finché non torna di moda tra una trentina d’anni.

Ciao.

Annunci

2 pensieri riguardo “[tutto fuorché] ATRAPALO!

  1. Io, i miei colleghi li chiamo per nome e/o cognome, ma credo sia costume del Granducato chiamare i co-UORCHERS amore/tesoro/bucciadipomodoro – venivo appellata così anche nel mio precedente pleis. Costume che io, ABORRO da siempre.
    Comunque, pappone Kelso è il deh best forEVAH!

Dimmi tutto

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...