Se non ti uccide, ti mortifica (cit)

boom, due post in due giorni!

Gli è che ieri ho fatto una cosa che mai avrei pensato possibile nella mia esistenza ormai non più tanto breve. Mi sono cancellata da facebook.

Cioè no: ho congelato il profilo. Io sono una social network addicted, ci vorrei pure lavorare con questa roba, mi interessano i meccanismi di condivisione, la viralità, i contatti eccetera eccetera. Anche se mi piace molto più twitter di facebook, per varie ragioni, non avrei mai pensato di andare nella sezione impostazioni e dire che sì, sono sicura di fare questo gesto drastico.

E invece.

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L’ho fatto perché, dal momento che in questi giorni ho veramente tanto ma tanto tempo libero – malgré moi -, la mia tendenza all’abbrutimento su facebook stava diventando preoccupante. Dicevo: apro un attimo, e poi erano passate due ore durante le quali non avevo fatto niente. Potevo vedere due puntate di una nuova serie super figa, potevo continuare a leggere il libro che dovrei leggere e recensire da un mesetto, potevo leggermi il mattonazzo fantasy che sto attualmente leggendo (anche se superata la metà faccio un po’ fatica), potevo scrivere un post qui, potevo scrivere qualcosa per il blog serio, potevo leggere qualcosa in rete, ché di meraviglie è pieno il www, potevo uscire a fare una giratina, potevo andare in palestra. E invece ho perso due ore durante le quali niente di veramente meritevole è entrato nella mia testa. In generale, niente è entrato nella mia testa.
Molto raramente andavo, che so, su minima&moralia a leggermi qualche articolo interessante, semmai andavo a vedere cosa aveva condiviso tizio o caio che potesse essere interessante.
E poi c’è un altro discorso: attualmente io possiedo un computer da rottamare ma sempre funzionante (a fatica), un ipad perfettamente funzionante e uno smartfono che a volte è stupido ma in generale fa il suo. Uso twitter, instagram, facebook, whatsapp, pinterest, storify, shazam, wordpress, hipstamatic, anobii, goodreads e ho pure mandato la richiesta di prova a “ello”. Tumblr no, ma solo perché sennò la mia vita finirebbe definitivamente (quanto è figo Tumblr?). Ma facebook è l’unico che controllavo ossessivamente, a volte contemporaneamente dal computer e dall’ipad o dall’ipad e dal telefono o insomma combinate voi.

Nel senso: questa cosa stava diventando stressante. Tantopiù che il contenuto era sempre peggiore. E allora ieri, in un momento di estrema saturazione, ho detto ma sai icché? Io mi piglio una pausa.
Mi mancheranno un sacco quelle pagine genialissime tipo Protesi di complotto o Siamo la gente il potere ci temono o Esistenzialisti con il sorriso, e mi mancherà non poter condividere le boiate più incredibili sulle bacheche della gente (o sulla mia).

Tipo: è da due ore che provo a svegliare Miranda chiamandola al telefono. Due ore vere, non per finta. è vero che lei è “giustificata” se non sente la sveglia o il telefono, però qui la situazione è patologica (ciao Miranda tvttttb4e) e io MUOIO dalla voglia di postarle in bacheca questa cosa qui.

Insomma nulla, vediamo se così riattivo il cervello. Così magari riempio un po’ anche la categoria “leggo” di questo blog, che è tipo desolatamente vuota.

Poi quando ho un lavoro e una vita sociale più attiva IRL posso pure riconnettermi.


ps che non c’entra niente. Ieri sono andata alla serata di premiazione del festival. A parte che ci sono andata vestita veramente a caso e sono stata
1) lanciata sul palco
2) lanciata sul palco a fare la valletta e consegnare ‘a medaglia a quelli che abbiamo fatto vincere
(che figura demmerda abissale)
(davvero. c’è dell’imbarazzo)
insomma, a parte questo, raga, il premio più grosso, il biggest, il grand prix, il top of the pops, lo ha vinto il corto di diciassette minuti in fondo al mar.
non ci capisco niente di cinema e questo è tutto quello che ho da dire.
diciassette minuti in fondo al mar. ah no, c’è pure qualche immagine di repertorio in formato fish-eye. ovviamente.
Io pensavo che scherzasse, il nostro boss, quando ha detto che gli ricordava Lynch.

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