Gatto gàttini lupus e altre storie dalla Colchide

rischiosissimo reportage di guerra
rischiosissimo reportage di guerra

Insomma. Qui siamo una famiglia di gattari, ma di quelli duri e puri: c’è un giardino abbastanza grande, e il vicino ha un giardino pure più grande del nostro, quindi gatti gatti gatti ovunque, che vivono allo stato brado o quasi. Alcuni si fanno avvicinare, altri sono intoccabili (ma il cibo se lo fregano eccome), un paio sono praticamente domestici. Ne sono passati tantissimi per casa, e per il giardino, quando ero piccola c’era il gatto Maria, un bestione bianco e nero che miagolava tantissimo e infatti si chiamava così perché secondo Pablo cantava perlappunto Maria di West side story, poi ce n’era uno che avevo adottato, nutrito, e poi è fuggito – o forse l’hanno arrotato, o forse avvelenato, chissà – poi altri ancora e ancora e ancora.

C'era anche lui, Pippo, uno dei primi ad avere accesso (evidentemente) privilegiato alla casa. Un amore. Morto di AIDS.
C’era anche lui, Pippo, uno dei primi ad avere accesso (evidentemente) privilegiato alla casa, anche di notte. Un amore. Morto di AIDS.

Adesso sono in tre ad avere quasi libero accesso in casa.

C’è Miù, il gatto francese – origine del nome e della supposta provenienza: Madreh, perché appunto fa Miù miù -, che è una specie di parallelepipedo su zampe ed è anche un ammore sbavone vecchio e sdentato, e gli vogliamo tanto bene, anche Pablo che fa finta di incazzarsi ma è sempre felice quando bobone guarda le partite con lui. Nonostante sia milanista (dice). Miù mangia come se ogni volta fosse l’ultima. Tra lui e mio fratello c’è un amore sacro, indissolubile e imperituro. Quando Fratello è a casa, Miù diventa il suo devoto scudiero, il cagnolino fedele, lo segue ovunque, gli dorme sul cuscino, gli dorme sulla valigia, gli sbava sui pantaloni («Miù: SBAVARYS!»); quando non c’è bisogna tenere la porta di camera sua chiusa a chiave sennò il cicciolo la apre – e che ce vo’, è scorrevole, e il bobo è forte – e si piazza lì. Sul letto.

Miù in un momento di particolare splendore
Miù in un momento di particolare splendore. Ovviamente addosso a Fratello.

Poi c’è Olli(e), così nominato perché quando era piccolo era un lamento continuo, aveva sempre fame, sembrava uno scugnizzo e a me faceva troppo pensare a Oliver Twist che chiede la doppia razione alla mensa dell’orfanotrofio. Il preferito di Pablo. «Che bel gatto. Proprio elegante. Bello». E anche incredibilmente coglione e tremendamente viziato, ma bello è, in effetti, molto bello. L’unico normale, peraltro, in una famiglia di gatti deformi: Miù è un parallelepipedo bonsai col testone tondo, e molti altri son più o meno su quel genere, solo meno grassi. Olli è sempre piccino, ma ha un bel corpo affusolato, i baffoni, il pelo lucidissimo. Peccato per quell’inclinazione alla stupidità che lo porta ad ammalarsi nei peggio modi. Adesso sul pelo tigrato ha una specie di striscia giallastra che lo imbruttisce notevolmente e tutti ci chiediamo cos’è che può aver prodotto questo “effetto Marie Antoinette al patibolo”. In più ha la coda mezza rasata con buffissimo effetto piumino da polvere perché era riuscito non si sa come a farsi venire un’infezione, e quindi a dover essere operato.

Olli quando era giovane bello e ancora virile
Olli quando era giovane bello e ancora virile.

Vabbè che anche Miù. L’anno scorso, periodo di calore, il ciccione scompare, e quando torna… torna ricoperto di SANGUE, ma tipo tantissimo, ho una foto in cui mi guarda da fuori la porta, con la lingua di fuori da psicopatico e un po’ di sangue sgocciolante a giro. Dalla bocca. E poi un giga sbrano sulla collottola tozza, che è stato operato e per un po’ è stato Frankencat, con una sfilza di punti che pareva veramente fosse stato ricucito male da uno scienziato pazzo. Dopodiché sono stati castrati entrambi, con un po’ di dispiacere per Olli che era lo gnoccone della compa.

Nel frattempo, l’anno scorso, è arrivata in famiglia anche la Carla. Origine del nome: mente malata di Fratello. Da principio accompagnata dall’antipaticissimo amorosissimo Puck (origine del nome: la sottoscritta, che modestamente trova sempre quelli più belli) con le orecchie a deltaplano (che però non ce l’ha fatta a superare il primo anno nella giungla – scusate il cinismo ma qua di gattini se ne vedono tanti, e alla luce dei recenti avvenimenti la cosa non mi tange troppo. Anche se mi è dispiaciuto per Puck, prometteva di essere un ottimo discepolo di Olli. Forse più furbo), dicevo, da principio accompagnata da suo fratello, Carla era quella che davamo per spacciata. Invece campa ancora, ed è una cosina grigio chiaro tenerissima, una specie di miniera di fusa, una caccolina curiosa e adorabile, una miciolotta dolcina che nessuno ha mai fatto sterilizzare e quindi, giustamente, al primo calore TAC!

Carla nell'età dell'innocenza, in scala 1:scarpa di Fratello
Carla nell’età dell’innocenza, in scala 1:scarpa di Fratello

Che uno pensa che sia ingrassata, ma lo era prima di rimanerci – perché i miei non sono in nessun modo capaci di moderarsi col cibo per gatti -, poi è dimagrita e le è rimasto un pancione ENORME, che Madre diceva ma poverina, ma è minuscola, ma come fa.

Fa, fa: ieri, giorno della Santissima Pasqua di Resurrezione, mentre io mi stavo disperando perché non mi entrano più dei pantaloni che mi stavano quando ero (quasi)secca e gnocca,  lei, comodamente accoccolata in una scatola che le avevo messo fuori perché vagava in giro per la casa alla ricerca di un posticino, lei, la Ragatta Carla di anni uno, primo impiego stenogattilo all’ombra del duomo, ha sfornato numero quattro micetti pucciosini che facevano un gran casino. Non si capiva tanto la situazione, però, perché con lei stava pure un’altra gatta con l’aria vagamente protettiva-possessiva, e se la Carla si faceva accarezzare quell’altra, con molto più istinto materno, soffiava come una disperata. Ho tentato di nutrirle, ma dovevo andare a fare la mia prima giornata da cappuccinatrice (non ho fatto nemmeno un cappuccino, però devo essere tagliata per questo lavoro, altro che editoria!, pensavano tutti che fossi una mega esperta), quindi ho lasciato cibo sparso un po’ ovunque e sono andata via.

Quando sono tornata, coi piedi doloranti e tanta speranza nel cuoricino, oltre a tre euro e ottanta di mance, i gattini c’erano ancora tutti, Carla e l’altra gatta stavano lì, il problema è che ci stava anche quello stronzo del gatto grigio, probabilmente il padre della Carla nonché fratello normale di Miù, nonché incredibile antipatico prevaricatore. E tendeva a spiaccicarsi sopra i gattini. Miranda, nel frattempo arrivata da me (famiglia via per le feste, a parte me sfigata = heeeey, ho casa libera, vieni?), anche lei gattara fedele alla linea, aveva portato altre due scatole molto più fighe, impermeabili, con finestrelle, roba mega accessoriata insomma. E si sperava che la ragatta Carla durante la notte si spostasse lì con la prole.

[a questo punto è doveroso un disclaimer: qua sotto c’è dello splatter, quindi se siete deboli di stomaco vi dico subito che questa storia non finisce affatto bene. Dopo l’abbastanza indicativa immagine qui sotto, dunque, decidete voi se continuare.]

Stamani mi alzo, uiiii uiii i gattini uiiiii, bellini uii uiii, sembrano tante iguanine viscidine pelosine uiii uiiiiii, metto su il caffè, apro alla Carla che voleva mangiare – agitatissima e col pancione pendulo – esco a vedere uiii uiii i gattini OGGESUCRISTOSANTISSIMOMACOSACAZZOÈQUESTAROBA.

redrum_0

Gattini: numero due non pervenuti, scomparsi senza lasciare traccia.

Uno appiccicato all’altra gatta (che, per la cronaca, si chiama Trauma, in quanto da piccina è cascata, battuto testa, convulsioni, rianimata da Pablo con acqua gelata).

Uno.

Fuori dalla scatola.

Letteralmente.

Tranciato in due.

Microtestolina con occhini ciechi chiusi e bocchina spalancata.

Zampe anteriori protratte in avanti.

Parte di sotto: non pervenuta.

Interiora: non pervenute.

Manco c’era sangue, tra un po’, da quanto era piccino.

(Non preoccupatevi, Madreh e Pablo, ci penso io a pulire tutto!, disse la candida Giorgie mentre giustificava ieri l’installazione della scatola incubatrice sul lastricato giusto davanti alla porta a vetri così tengo d’occhio la situazione)

Mentre Miranda, vedendomi alquanto scioccata, provvede alla rimozione del corpo (grazie, grazie, grazie, io manco il canarino sono riuscita a toccare, e sono ancora convinta che l’abbia ammazzato l’altro, quello che poi è scappato aprendo la gabbia GIURO), io:

cerco di capire se almeno uno è vivo e ha possibilità di rimanerci, e se Trauma lo nutre, se se ne è appropriata e non lascia che Carla si avvicini, se Carla è una madre snaturata («Tu! Medea! Stammi lontana!»), se Carla rivuole suo figlio, se Carla sta male, che in tutto ciò la bimba è cagionevole e farne quattro al primo colpo non è mica una cosa da poco, se è stato lo stronzone chiaro, se qualsiasi cosa, insomma, ma che cazzo, lo so che queste cose nella natura selvaggia accadono di continuo, che è la legge della giungla, che vabbè. E però.

Ho ancora i brividini. Mi sa che per oggi, coi gatti, ho dato.


ok, adesso sento un MIII MIII MIII fortissimo e non so che fare. Vado? Non vado? E se vado che faccio? E Stellino (ormai unico maschio alfa, origine del nome: macchia sul muso) mi guarda aggrappato alla porta a vetri e io ho paura, mi pare d’essere in un film americano di quelli con la donna terrorizzata che ripercorre la sua storia e a ogni minimo rumore sobbalza e si guarda intorno ansimando e poi tanto si sa che l’assassino è già dietro di lei.
Non vado. La natura farà il suo corso.

Lo dice anche CJ. Noi ci fidiamo di CJ.
Lo dice anche CJ. Noi ci fidiamo di CJ.

Boh, comunque mi sa che portiamo un po’ sfiga, agli animali.

Annunci

Un pensiero riguardo “Gatto gàttini lupus e altre storie dalla Colchide

Dimmi tutto

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...