So di non sapere, credo.

Devo scrivere una recensione per il blog serio. Si tratta di un libro che mi è piaciuto tantissimo. Eppure non mi riesce e sono qui, davanti al computer, che tergiverso in ogni modo possibile: guardo il trailer di 14 minuti che hanno fatto per Game Of Thrones, mi metto lo smalto, faccio per mangiarmi le unghie, mi schifo perché lo smalto di kiko è tossico, mi levo lo smalto, mi rimetto lo smalto, chatto, scrivo una riga, ne cancello due.

Mercoledì dovrei presentare un altro libro, dal vivo, nei volantini hanno scritto che sono una critica letteraria. Ma lo sono davvero, lo sono ancora? Non scrivo recensioni da un sacco di tempo, questa qua che devo scrivere mi sta divorando, non leggo un saggio critico da uno scatafascio di tempo e mi sento meno in colpa a fare i cappuccini che a mandare un curriculum a un editore o una proposta di collaborazione a una rivista.

A Maggio presenterò un’altra cosa ancora per il festival QUIIIIRRR senese, ma è più politica che letteratura, o almeno me la giustifico così.

Devo leggere più critica, devo “tornare in me”. Solo che, in me, ci sono tante cose che non mi piacciono: è davvero, quello accademico-critico, un mondo che ho lasciato lentamente cadere, perché “is dark and full of terrors”, perché c’è puzza di snob e contemporaneamente una ferocia umana sconvolgente. Lo so perché lo vedo, perché me lo raccontano, perché sono da sempre quella che legge i libri di merda invece di conservarsi pura e intatta per l’Alta Letteratura e quella che non si preoccupa di definire “bello” un film che non mira ad essere l’emblema di qualche folgorante metafora esistenziale.

Mi scoccia, aspettare che qualcuno dica che è uscito il libro Da Leggere, preferisco leggere un sacco di merda e qualcosa di carino finché a un certo punto non arriva la folgorazione. Anche se poi non riesco a parlarne. Mi scoccia sentirmi in imbarazzo perché ascolto il pop leggerino e mi annoio terribilmente dopo due canzoni di Sufjan Stevens (non sempre, alcune mi piacciono assai anche se durano duecento minuti).

Mi stupisco ancora di padroneggiare la lingua critica, a volte mi sembra di non sapere più niente. Forse non so più niente. Forse non ho mai saputo niente. [ecco, qui non ho resistito a “letterarizzare”, facciamo che la frase finisce al primo “niente” di questo paragrafo] [e questa era una classica letterarizzazione di tipo postmoderno, parentesi quadre comprese]

Postmoderno. Straniamento. Romanzo mondo. Allegoria. Esistenziale. Realismo.

leggetelo, c’è tutta quella roba che ho elencato sopra ed è eccezionale.

Lukacs. Bachtin. Benjamin. Adorno. Auerbach (non mi veniva. Ho dovuto andare alla libreria e cercare Mimesis per vedere il nome dell’autore. Ho dovuto, si dice, non sono dovuta).

Perché un libro è bello? Perché mi piace parlare di libri, scrivere di libri, assimilare la lingua dei libri e ributtarla nella recensione?

Ci rifletto mentre mi metto un’altra mano di smalto color fanghiglia e ammiro le unghie non mangiate, una volta tanto, ma credo che a breve mi farò un’altra sigaretta, poi una tazza di tè. Che poi sarebbe anche ora di cena, ma non ho fame, e dopo cena avrei anche un filmetto da vedere.

bitches
bitches

Tante cose di cui parlare, eppure mi mancano le parole. Alla fine questo posto qua dovrebbe servire anche a questo, a ritrovare un ritmo, anche a costo di non fare uscire il post megadivertente. Lo dice anche la tipa che presenterò mercoledì, se non mi chiamano a fare i cappuccini, che è una che scrive su riviste che mi piacciono e su cui mi piacerebbe scrivere, se ne fossi capace. Dice:

Sempre resistere alla tentazione di “rendere divertente questa storia”

Ecco.

Annunci

3 pensieri riguardo “So di non sapere, credo.

  1. “Lo so perché lo vedo, perché me lo raccontano, perché sono da sempre quella che legge i libri di merda invece di conservarsi pura e intatta per l’Alta Letteratura e quella che non si preoccupa di definire “bello” un film che non mira ad essere l’emblema di qualche folgorante metafora esistenziale.”
    Ciao, hai detto tutto tu. Che altro potrei dire io, che manco ho studiato quello che hai studiato tu, e a volte nemmeno riesco a esprimere quello che penso in una lingua comprensibile? Nulla, o poco più.
    L’unica cosa che mi sento veramente di dire, anche se è sarà banale (ma io non sono colta) è che siamo tutti alla ricerca del nostro posto nel mondo. Fa male vedere altri che l’hanno trovato e noi (io?) ancora no. Ma come dicevo ieri a una persona, arriverà il nostro momento (magari a 40 anni #sarcasm).
    Poi se serve, io ho imbastito una #peloseria.
    Se anche tu hai bisogno di un cheerleading personale, dimmelo.
    Ci penso un attimo, imbraccio i miei pon pon e vengo, vengo da te (cit.)

    PS: sono passati svariati anni, ma non mi hai mai spiegato il significato di postmoderno. E no, non te la caverai con “dopo il modernismo”.

Dimmi tutto

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...