Di telefoni, lumache, nevi bianche e nevi neri

Bellissimo, ho le visite completamente azzerate. Colpa mia che non scrivo, verrebbe da dire. Menomale che WordPress mi manda le mail per dirmi di non azzardarmi a scomparire, e lo fa ben una volta a settimana.

ci sta, dai
ci sta, dai

Quindi scrivo, scriverò le cose che ho rimandato “a domani” nei post precedenti: il NEO e AMSTERDAM.

Iniziamo con AMSTERDAM, un racconto che potrebbe intitolarsi:
“AMSTERDAM, ovvero: l’eccessiva fiducia nella ggènte e nella posta elettronica”.

Perché la storia è questa. Un mercoledì, mentre ero in montagna, per la prima volta nella mia esistenza in settimana bianca, il giorno prima di provare incautamente lo snowboard e di conseguenza scatafrasciarmi per terra innumerevoli volte con conseguenze molto carine sull’osso sacro e sul gomito sinistro, quel mercoledì mattina lì ricevo una telefonata da MADREH, poco dopo che io l’avevo chiamata per dirle del NEO (vedi sotto).
Dice: Senti, vuoi andare a Amsterdam?
Dico: EH?
Dice: No è che la mamma di una figliola mi ha detto che la figliola suddetta doveva andare a Amsterdam con una rivista per una fiera e però ha la tesi e non può andare e cerca sostituti. Ci vuoi andare?
Dico: Maaaaaa… cash?
Dice: No. Però ti pagano il viaggio il vitto e l’alloggio.
Dico: Boh, ci penso.
Mentre ci penso arranco nella neve verso le piste, che ci sta Miranda che mirabilmente snowboarda (in realtà ho scroccato un passaggio a una vecchina in suv che non trovava la strada). Se ne parla un pochino, conversazione riassumibile in una frase “cacchiotefrega?”, e quindi chiamo la figliola dell’amica della MADREH e le chiedo chiarimenti, tipo quando si parte e cosa devo fare. Lei mi dice: domenica, parlare in inglese per presentare sta rivista.
Ok. Bene. Parto. Scrivo immediatamente alla mia migliore amica foreverendever che è emigrata per l’appunto a Amsterdam e parte la telefonata cuoricinosa di gioia. Poi inizio a aspettare una mail della tipa, o una mail di quelli della rivista, o un grande cerchio nella neve, o insomma un segnale.
Nel frattempo è giovedì e io mi stronco braccio e sedere. La tipa mi scrive e si scusa che quelli non le hanno risposto ma forse ce l’hanno con lei perché ha dato buca. Dico: Chiama, no? Oppure magari chiamo io, passami il numero. Dice: ________________. Nel senso che non ha risposto.
Poi arriva venerdì e io con la scusa che mi fa malissimo tutto rimango gioiosamente a poltrire nel letto del residence, poi un soprassalto di coscienza nonché una fitta discreta in una delle parti lese mi spingono a cercare il numero di sta rivista (o genio, dico alla figliola, non è che proprio era difficilissimo eh) e a chiamare.
Dico: Salve sono quella che doveva sostituire quella figliola della tesi, non so se—
Dice: Mah, boh, le passo la capa.
[Intervallo di svariate ore perché la capa era occupata e “mi richiamava nel pomeriggio”. Richiamo io.]
Dico: Salve sono quella che doveva sostituire quella figliola della tesi, non so se—
Dice: Ah sì, ma io non sapevo della sua esistenza, la figliola non s’è fatta viva, e comunque ho chiamato un’amica.
Dico: In effetti ha senso.
Poi scrivo alla figliola un messaggio molto civile, in cui gli insulti stavano tutti tra le righe ed emergeva soltanto un “ma ti pare il caso?”. Poi lo cancello e gliene scrivo uno civile davvero, dicendole cosa era successo e che forse era meglio se prima di assicurarmi la partenza avesse telefonato. Mi risponde che loro sono poco professionali perché non rispondono alle mail.
E quindi io rinuncio, anche perché il messaggio seguente non sarebbe stato poi tanto civile. E vado a sfondarmi di vin brulé/bombardino/cibo.

ti amo, o bollente nettare degli dèi del nord.
ti amo, o bollente nettare degli dèi del nord.

O mythos deloi oti: se non ti rispondono alle mail e tu coinvolgi qualcun altro che peraltro cià da capire come e quando tornare dalla montagna innevatissima, brutta cretina rifinita male (civilmente), alza il telefono. Anche perché poi la figura di cacchissima coi tuoi capi ce la fai te, mica io.

Fine.

.

La storia del NEO è meno interessante, e si chiama “IL NEO”. Oppure “IL NEO MAGICO”. (no è che sto correggendo dei racconti e i titoli sono un po’ così.)

Ho già scritto in che modo mi sono ritrovata il NEO e cosa ho pensato che fosse. Non ho scritto di quanto mi sia spaventata: un troiaino frastagliato, dai colori difformi, non grande ma nemmeno piccolissimo e soprattutto mai visto prima, cosa volete che pensi? Tra me e Miranda era la fiera dell’occhio impanicato. Si ride si scherza e poi ci si impanica.
Insomma, ho fatto una cosa che non faccio mai, io persona orrenda che non ho a cuore la mia salute ho prenotato più o meno immediatamente una visita dalla dermatologa.
Ho aspettato il giorno della visita coi crampi allo stomaco, sono andata a farmi visitare e l’ora di attesa tra l’orario del mio appuntamento e l’orario effettivo della visita ha rischiato di farmi collassare davanti alle vecchine che parlavano di quando ai loro tempi non si portavano i pantaloni, nemmeno della tuta.
MADREH, una mezz’ora prima che uscissi di casa: Ma hai paura? Volevi compagnia?
Io: NOOOOOOO, tuttappost − scusa devo andare in bagno ciao.
Comunque alla fine entro nello studio della dottoressa, una vecchia strega sbiondita con la pelle perfetta.
Dico: Buongiorno. Ho un neo. Cioè, ne ho tanti, ma questo è nuovo. E quindi niente, è brutto.
Dice: [non dice, mi fissa]
Dico: E insomma ho sto neo, l’ho trovato da poco, non mi piace proprio. Volevo sapere se—
Dice: Ovvìa vediamo. UUUUUUUUHHHHH!
Giuro, mi fa il verso dei fantasmi che si fa ai bambini. Se non ero terrorizzata la menavo. Cazzo vuoi. Poi mi stendo sul lettino e lei mi guarda il NEO e poi mi guarda e ride e poi mi rigira come un calzino e mi guarda anche tutti gli altri nei, poi mi dice che ho dei nei lentigginosi ma a parte stare un po’ attenta al sole (IO! Cioè attenta ci sto ma insomma non è che ho proprio la tintarella di luna)  e fare un controllo massimo ogni due anni posso pure star tranquilla. UUUUUUUUUHHHHHHH! (LA AMMAZZO.)
A quel punto le chiedo pure di guardarmi la faccia e lei mi sfotte perché ho i brufoli pappappero e mi prescrive delle creme costosissime che non comprerò mai.

però una volta ho davvero speso dei soldi per comprare la crema di bava di lumaca
però una volta ho davvero speso dei soldi per comprare la crema di bava di lumaca.

Tre giorni dopo mi scompare il NEO.
Giuro. Rimane una macchiolina bianca (ora mi sa che è andata pure quella), tipo alone, a contornare lo scomparso e non compianto, e io vado dalla dottoressa mia, non la dermatologa, quella di base, che mi dice che è normale, capita alle persone giovani (sono giovane!). Sono nevi riassorbibili, funziona così.
E quindi niente, avevo un neo riassorbibile, non c’è più, ho dei nei lentigginosi. E non ho ancora capito bene perché noi li chiamiamo nei se si chiamano nevi.

Io rimango convinta che fosse un microsucchiotto.

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4 pensieri riguardo “Di telefoni, lumache, nevi bianche e nevi neri

  1. Gli è che dovrei anda’ a giro, commentare, vedere gente fare cose, ma un mi ci va. Non sono più la blogger di una volta. Quando c’era Splinder i post arrivavano in orario.

    Comunque una mia conoscente molto alla lontana che non mi assomiglia nemmeno un po’ dice che se si beve vino e si fuma la dddroga capita di svenire in piazza del campo.

  2. Ti visito altro che io!
    E dire che t’hai pure femus pipol nel blogroll, fatti un po’ pubblicizzare!
    PS: quasi quasi ‘st’estate e ci vo io a Amsterdam a sfondarmi di ddddjoga! O magari no, ché conoscendomi mi sentirei male.
    :-P

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