Bilanci e cose varie che si dicono a fine anno, anche se è già l’inizio dell’anno nuovo.

Benebenebene. È il 2014. Il 14 è un numero che mi piace assai, speriamo che io piaccia a lui. Stavo pensando che ho passato molto del mio tempo a maledire il 2013, a pensare a quanto la mia fosse una situazione di merda, a farmi travolgere dall’ansia, a dirmi che non facevo abbastanza perché le cose fossero diverse.
Ebbene, non è vero niente.
Cioè: è verissimo che sono in una situazione di merda (tra poco ho 28 anni, oddio, 14×2, e io sono nata il giorno 14 e insomma potrei fare come Pierre Bezuchov o come i complottari “semplici” e individuare una cabala fantastica per cui sta scritto che questo sarà il mio anno) (sto divagando, dicevo: tra poco ho ventott’anni e il lavoro è nel regno di Lontano Lontano) (come molti del resto). È verissimo, però effettivamente, al netto dei sensi di colpa perché sono madre e padre che mi hanno pagato gran parte della vita e per fare cose che a loro manco convincono, mi sono pure fatta un discreto paiolo.
È un anno iniziato nel segno della frustrazione: senza un lavoro e incapace di dichiararmi alla persona che a un certo punto avevo capito che mi piaceva – ma proprio tanto: eppure alla fine l’ho fatto, e ne ho raccolto dei frutti decisamente al di sopra di ogni rosea aspettativa.
Mi sono lamentata tanto del lavoro, ma prima e durante lo “stage”* ho peccato ancora una volta di supponenza credendo di essere naturalmente dotata per un certo lavoro e scoprendo ancora una volta che dotata o no, per fare bene bisogna armarsi di umiltà e lavorare più degli altri, e tocca farlo, eccome se tocca farlo.
Ho lavorato un’estate facendo roba contabile e burocratica che io mai mi sarei pensata e m’è venuta pure benino.
Ho conosciuto persone. Lo so che questo sembra il morettiano “vedo gente faccio cose” ma mi si permetta di dire che conoscere persone e avere voglia di continuare a sentirle e affezionarcisi eccetera è proprio una bella cosa. Mi si permetta.
Ho vinto cinquecento euro per la mia laurea in lettere moderne – capito? Hanno dato dei soldi aggratis a una laureata in lettere moderne! Certo, prontamente volatilizzatisi quando ho dovuto rinnovare l’abbonamento al frecciarossa di Trenitalia che se te lo rubano, anche se per averlo hai dovuto inserire tutti i dati della tua vita e venderti un rene e subire perlappunto Trenitalia, non te lo duplicano nemmeno se preghi in aramaico. Ma insomma li ho vinti, e prima sono riuscita anche a fare il biglietto al Primavera Sound con la tornata superspecial. Tutti a Barcellona! Anche Miranda che l’ha fatto oggi! Evviva!

Insomma se ripenso a tutta l’ansia che ha compromesso il mio modo di vivere il 2013, sia in termini di rapporti umani sia professionali, mi batterei i’capo da sola.
Scema.

E quindi, nel 2014:
– “Fai un cazzo di sorrisino”, come un ragazzo molto emotivo (cit.) ha detto alla mia grumpy migliore amica durante il concerto di Ginevra Di Marco, sarà il mio motto.
No. Ma è stato un momento bellissimo e andava riportato.
Non farò sorrisini che di mio sorrido pure troppo, anzi, sarò più seria nell’affrontare le cose e al tempo stesso più serena. Facile, no? Ma ci si prova.

– E poi cercherò di spiombarmi la lingua e dire le cose che vanno dette, soprattutto quando si teme che, a furia di aspettare, le cose da dire vadano a fondo nella coscienza e nella volontà e non riaffiorino più. O peggio, tornino ma trasformate in stupidi risentimenti. No grazie. Basta iceberg protettivi.

– E poi cercherò di scrivere più qua. Non certo per incrementare il numero dei miei lettori da 1 {Miranda} a 2 {Miranda e un malcapitato che cerca i tag sbagliati}, anche se mi farebbe bene perché se so che qualcuno mi legge scrivo (sono della generazione dei narcisisti** lo ha detto Recalcati, ovvìa) (o era Galimberti? Boh, sono troppo egoisticamente pigra per controllare), non per questo, ma perché 1) voglio “rimanere in allenamento” 2) è cosa buona e giusta avere un mezzo angolino di autoanalisi estroflessa che diventa pure una specie di prova di scrittura.
Non sarò mai una romanziera eccelsa come sognavo da ggiòvane, ho letto troppo per vagheggiare ancora questo sogno, ma ciò non vuol dire che non debba scrivere affatto. Mi tengo le mie silly novels (novels, forzando un po’, nel senso di novelle e non di romanzi), e andrà bene così.

– Ah, e poi farò un sacco di soldi.

Buon principio, ché la fine è già passata.

* a questo proposito: MAI PIÙ stage non retribuiti, mai più tirocini fasulli, mai più cose “per fare esperienza” aka sfruttarti a gratis con la scusa che devi finire di formarti. Veramente. Meglio fare i cappuccini pagata che fare i libri senza vedere un euro.

** a quest’altro proposito, ecco un selfie di buon anno

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