Trenitaja

Oggi ho il treno alle sei. Devo ancora fare la valigia, ma faccio in tempo, tanto prendo la metro.
E se si rompe la metro?, disse la mia capa ridendo scherzosa, con i suoi giganteschi orecchini in plexiglass a forma di gatto nero.

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Ho fatto il viaggio in un autobus decisamente troppo pieno e troppo caldo e la signora seduta sotto di me (in piedi) aveva dei riflessi veramente troppo viola, e quella dietro parlava al telefono a voce veramente troppo alta.
Correre sotto la pioggia. Valigia rapidissima.
La metro rifunziona. Prendo la metro in un vagone decisamente troppo pieno, scendo a termini, una signora vuole a tutti i costi superarmi nelle curve e inciampa regolarmente nel mio trolley, le persone dietro di me vogliono superarmi e arrivare primi, e inciampano nel mio trolley e non mi fanno avanzare, io mi giro e cortesemente strillo “scusate!”, poi serafica col trolley liberato dai piedi altrui salgo sui gradini delle scale mobili e mi scappa un MADONNAMAIALA fortissimo col sottofondo degli spiritualized nelle cuffie.
Arrivare al binario tre trovare posto issare valigia su scompartimento, ragazza con pentagrammi e chiavi di sol, o chiavi di violino, appiccicate ovunque, mi guarda terrorizzata, l’uomo accanto a lei mi guarda terrorizzato, i ragazzi nei posti accanto mi guardano straniti, nessuno mi aiuta, mi bruciano gli addominali per un secondo, poi mi siedo.
Venti minuti di ritardo perché s’è rotta una freccia per strada, no, anzi, sessanta.
Sigaretta pirata e arrembante sul predellino del treno.
Dentro, ragazza musicale, donna accanto a me e uomo parlano di trenitalia, parlano dei ritardi, parlano troppo.
Leggo un libro che maledice i toscani e non è curzio malaparte, curzio malaparte ancora non l’ho letto. Mi immagino come sarei se sapessi davvero scrivere racconti e penso che forse va bene anche se non lo sono, finché posso riscrivere libri interi scegliendo io le parole da usare.
Qui parlano tutti e io non sono brava a conversare, quindi ogni tanto butto un commento che suona sempre troppo acido, e poi l’uomo con cui ragazza musicale ha tentato con davvero troppa disperazione di provarci scende a Orvieto, e rimaniamo noi e le donne mi chiedono cosa leggo.
Un libro sui toscani.
Aha, divertente.
In realtà no, non sempre, sono racconti normali, cioè, non per forza incentrati sulla stranezza buffezza incredibile simpatia dei toscani.
Aha, divertente.
La ragazza musicale ride troppo, o ci sta provando con disperazione anche con me oppure è disperata per conto suo. Scende a terontola e la signora che mi ha offerto un croccantino le ricorda di prendere il vestito che stava dimenticando nello scomparto, poi si prende il mio libro e inizia a leggere.
Arriva il controllore. Puzza di sudore. È filosofico, quando gli chiediamo del rimborso dice che non di profitto bisogna campare, lo ha detto – non me lo ricordo. Ma è gentile e ragazza musicale non ancora scesa gli fa gli occhioni, e anche la signora deponendo la mia copia dei toscani. Il rimborso, comunque, bisogna andare in biglietteria non prima di venti giorni, ché le ferrovie devono inventarsi una scusa buona, e poi forse ti danno il cinquanta per cento.
La signora riprende a leggere il mio libro, i due ragazzi accanto a me parlano di blablacar che funziona, il treno glielo paga l’azienda per questi viaggi, ma quando viaggia per conto suo usa sempre quello che non è male, funziona, e poi sono puntuali, uno dei due non l’ha mai provato e avrebbe voluto, ma aveva trovato il treno a 19 euro e aveva un matrimonio alle otto, prima che il treno facesse ottanta minuti di ritardo. In germania blablacar si chiama Mitfahrgelegenheit, loro non lo sanno e quindi dicono che c’è una roba che funziona ovviamente in modo pazzesco, comunque per avere il 50 percento di rimborso, dice il controllore toscano maledetto che a detta della mia vicina parla come benigni e quindi è di prato (no) ci vogliono 61 minuti di ritardo.

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